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La rivoluzione per i manager della sanità, chi sbaglia decade

Non saranno più scelti dalla politica ma selezionati attraverso un Albo nazionale a cui potranno accedere dopo una selezione per curriculum e titoli. Ma c’è di più: chi non raggiunge gli obiettivi prefissati, o amministrerà male, decadrà direttamente dall’incarico. È questa la ‘rivoluzione’ in arrivo per i manager della Sanità con le norme del ‘pacchetto Madia’ sulla Pubblica Amministrazione, al vaglio del Consiglio dei ministri di questa sera. Una ‘rivoluzione’ salutata con soddisfazione dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin, che l’ha fortemente sostenuta, ma che ha già provocato l’alzata di scudi del presidente della Federazione di Asl e ospedali (Fiaso), Francesco Ripa di Meana, rispetto alla possibilità di revoca degli incarichi. Le nuove norme, ha spiegato Lorenzin, «permettono ai direttori di essere più autonomi dalla politica e nello stesso tempo di essere valutati per le performance e per gli obiettivi raggiunti, così che chi non ha raggiunto gli obiettivi decada automaticamente. È due anni che ci stiamo lavorando e finalmente oggi arriveranno i decreti attuativi. Dall’altra parte – ha aggiunto – dovremo pensare per il futuro ad azioni di premialità, cioè chi gestisce bene la propria Asl deve essere premiato». Ben vengano «criteri di nomina più selettivi – commenta da parte sua Ripa di Meana – ma ora va rivisto il rapporto di lavoro e la retribuzione dei manager. Si tratta di capire quali saranno i criteri di accesso che garantiscano questa qualità. Ci auguriamo – aggiunge – che all’accreditamento venga accompagnata una revisione del rapporto di lavoro, con maggiori tutele e retribuzioni dei manager, magari ancorando queste ultime al livello di complessità delle Aziende che si è chiamati a dirigere». Giudizio negativo, invece, sulla eventualità di revoca dell’incarico: «Ciò – afferma – ha dell’incredibile. Delle possibilità di revoca dei Direttori generali di Asl e ospedali c’è un fitto elenco sia nei singoli contratti che nelle leggi finanziarie e di stabilità di questi ultimi anni. Se risultasse fondato, ciò sarebbe deprecabile e non collegato alla qualità del management, ma fatto solo per dare soddisfazione all’opinione pubblica». L’istituzione di un albo nazionale dei manager in sanità è un «passo in avanti per la trasparenza ma presenta anche pericoli per i cittadini» secondo il segretario nazionale della Fp Cgil, Cecilia Taranto, ed il segretario nazionale della Fp Cgil Medici, Massimo Cozza. In un quadro di riduzione delle prestazioni sanitarie pubbliche, rilevano infatti i due rappresentanti sindacali in vista del decreto attuativo della legge Madia, «spesso camuffata da lotta agli sprechi, non vorremmo che il criterio della meritocrazia nella scelta dei manager veda premiato chi taglia rispetto a chi garantisce le cure». In particolare, secondo le nuove norme, i direttori generali che non raggiungeranno gli obiettivi prefissati, sia economico-finanziari sia con riferimento ai Livelli essenziali di assistenza (Lea) e al programma valutazione esiti, o che incorreranno in fatti di mala gestione, saranno soggetti a decadenza automatica dall’incarico e il loro nome verrà cancellato dall’elenco nazionale. Non saranno pertanto più nominabili presso alcuna azienda sanitaria, fatto salvo il superamento di un nuovo concorso. Un’analoga procedura è prevista anche per i direttori sanitari o amministrativi.

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