| categoria: Roma e Lazio

Elezioni, Marino dice no alle primarie

Se il candidato di Sinistra Italiana Stefano Fassina fa un mezzo passo indietro e al posto del “no” netto alle primarie pone dieci condizioni sul suo blog dell’ “Huffington post” per partecipare eventualmente alle primarie del Pd contro il renziamo Roberto Giachetti, è l’ex sindaco Ignazio Marino a escludere la sua partecipazione motivando la scelta sul quotidiano “La Repubblica”. Per Fassina un’eventuale partecipazione alle primarie potrebbe passare attraverso la condivisione di questi dieci punti.

Uno: “elezione diretta della città metropolitana e Municipi trasformati in Comuni metropolitani”. Due: “impiegare le risorse per i giochi olimpici del 2024 in un programma alternativo per la mobilità sostenibile”. Tre: “fermare la speculazione edilizia a Tor di Valle”. Quattro: al posto della Roma Latina, “investire in un’alternativa su ferro per ridurre l’enorme afflusso giornaliero di auto su Roma”. Cinque: emendare il “milleproroghe” con alcune proposte fiscali. Sei: “ristrutturare il soffocante debito capitolino” e “riscrivere la Delibera 88 sulla privatizzazione del patrimonio”. Sette: “riscrivere la Delibera Sabella sugli appalti per i servizi sociali”: Otto: un “patto per l’innovazione e la qualità dei servizi con il personale dell’amministrazione capitolina”. Nove: “introdurre in tutti gli appalti di Roma Capitale e delle società controllate e in tutti i rapporti di lavoro con le amministrazioni capitoline il requisito del compenso orario minimo per lavoratrici e lavoratori”. Dieci: confermare l’assetto proprietario degli asili nido e delle scuole per l’infanzia e stabilizzare insegnanti e educatrici precarie.

Se queste prese di posizione non hanno ancora portato a una risposta definitiva da parte dei democratici è stato l’ex sindaco Marino a dire chiaramente che “Non parteciperà alle primarie del Pd”. “Le primarie hanno un senso a patto che chi le propone ne rispetti il valore e l’esito. Se si calpesta la scelta dei cittadini, com’è successo a Roma, si svuota di significato- scrive Marino su Repubblica – Per questo ho trovato sconcertante la decisione del segretario del Pd, Matteo Renzi, di indire nonostante tutto le primarie.

Rotto quel patto, le primarie non hanno alcun valore, perchè il loro esito può essere capovolto per ordine del vertice del partito. Dirò di più: il Pd a Roma non dovrebbe nemmeno partecipare con il proprio simbolo alle amministrative del 2016. Troppo lacerante è stata l”eliminazione del sindaco scelto dagli elettori, troppo contraddittori i comportamenti e le dichiarazioni dei vertici del Pd, troppo evidente l’inganno perpetrato ai cittadini romani”.

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