| categoria: politica

La sinistra Pd a Renzi, non ci dai spazi, fai il segretario

«Caro Matteo, sei in grado di fare il segretario?». Tono di voce sempre pacato, Gianni Cuperlo lancia a Matteo Renzi un’accusa pesante: ha abbandonato il Pd a se stesso e ha tolto ogni spazio alla minoranza interna, mentre «lacera» il centrosinistra e «squassa» il partito con una strategia, «che nessuno ha mai discusso», di apertura a Verdini e Alfano. Renzi dal banco ascolta e tace: sceglie di non replicare – spiegano i renziani – anche perchè ha già detto a più riprese che Verdini non entra in maggioranza. Lo snodo cruciale della legislatura, ribadisce Renzi nella prima riunione della direzione di questo 2016, sarà il referendum di ottobre sulla riforma costituzionale. La sconfitta segnerebbe la fine della stessa carriera politica del premier. La vittoria proietterebbe verso elezioni «a febbraio 2018», con in mezzo il congresso Pd. Solo allora, è il sottotesto, si aprirà la sfida per la leadership. Fino ad allora, continuerà a cadere nel vuoto la richiesta reiterata ancora oggi da Cuperlo: scindere il ruolo di premier da quello di segretario. E resta fermo anche il rifiuto di Renzi di fare delle amministrative di giugno un passaggio politico anche per il governo. Il 6 marzo si terranno le primarie del Pd («A regole invariate, perchè le regole non si cambiano a ridosso del voto») e chi vincerà se la batterà in ciascun comune, da Milano («Dove è in corso un bel dibattito») a Roma («È difficile, ma ce la possiamo fare»). Ma è in atto, denuncia il premier, un tentativo della sinistra extra-Pd (Si-Sel) di «politicizzare il voto» contrapponendosi al Pd in città dove si governava insieme, come Torino, «dove hanno avviato una campagna nazionale». Ma è proprio a quella sinistra che guarda la minoranza interna quando chiede a Renzi di bloccare il progetto di partito della nazione. Pier Luigi Bersani, dopo aver denunciato il «puro formalismo» delle riunioni di direzione, è assente. Massimo D’Alema incrocia il segretario alla camera ardente per Ettore Scola e gli riserva una frecciata («Perchè, c’era Renzi…?»). Roberto Speranza, entrando al Nazareno, attacca: «C’è bisogno di dare un segnale definitivo che Verdini non è il centrosinistra e che anche l’alleanza con Alfano è temporanea». Miguel Gotor descrive un Pd renziano che si «verdinizza» sempre più. E Sandra Zampa dal podio incalza: «Se il Pd si alleasse con la destra non sarebbe più il mio partito». Ma è di Cuperlo l’intervento più duro: «Spero che nessuno condivida l’idea di Alfano del referendum costituzionale come spartiacque di future alleanze politiche», esordisce, tornando a criticare l’idea di trasformare la consultazione in un «plebiscito» su Renzi. Poi l’affondo: «Quanto accaduto ieri al Senato sommato ad altri segnali dei mesi scorsi, suona come una conferma. La lacerazione del centrosinistra può modificare in modo radicale le radici del progetto del Pd, con una strategia che mai nessuno ha discusso». Cuperlo chiede un congresso programmatico e chiama in causa Renzi più volte. Ma il segretario sceglie di non replicare. Se non una battuta quando Paola Concia perde la giacca: «Adesso voglio il colpevole, bisogna capire se è un turco, un cattodem, un lib-lab… Spero apprezziate che non do la colpa all’opposizione interna, eh Gianni

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