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Su stepchild ancora scintille nel Pd. Ma si cerca l’intesa

Una notte per trovare un’intesa che raffreddi la temperatura interna al partito e tenti il ‘recupero’, almeno in parte, di Ap: ad una manciata di ore dal deposito degli emendamenti alle unioni civili, previsto domani alle 13, il Pd tenta un’impresa che, tuttavia, resta difficile. Lo scontro, sull’onda dell’emendamento contro la maternità surrogata presentato dai Cattodem, stenta a spegnersi e si tradurrà in proposte di modifica messe nero su bianco alle quali, da domani, occorrerà aggiungere anche gli emendamenti delle opposizioni, a partire dagli oltre 5mila della Lega. Il percorso del testo Cirinnà, insomma, resta impervio, disseminato di ‘tranelli’ – a cominciare dagli emendamenti sullo stralcio della stepchild adoption che, fuori dal Pd, verranno probabilmente presentati – e soggetto al clima incandescente che si respira tra il Pd e la sua ‘sponda’ sulla legge, quel M5S che non presenterà alcun emendamento al ddl ribadendo come il ddl «vada approvato così com’è». Eppure, due cose appaiono certe nel Pd: che il ddl subirà delle modifiche e che tutti, tra i Dem, vogliono che vada in porto. A partire dal presidente del Consiglio Matteo Renzi che, a «Porta a Porta», si dice «ottimista» sul fatto che la legge si faccia e, sul nodo adozioni, spiega di essere «contrario all’utero in affitto, e la legge in Italia non cambia,» ma di essere favorevole alla stepchild «dove il valore centrale è il bambino». Per evitare una ‘debacle’ sulla stepchild (i dubbi sul voto del M5S, nel Pd, sono tutt’altro che diradati) al Senato si lavora quindi a proposte «migliorative», come spiegato da Monica Cirinnà, e che ‘catturino’ anche il voto centrista. Certe quelle che cancellano, negli art. 2 e 3, ogni rimando agli articoli del codice civile che disciplinano il matrimonio. Sicuri alcuni ritocchi anche al Titolo II sulla disciplina delle convivenze. Probabile, infine, che sull’art. 5 si spieghi come la stepchild non abbia alcun automatismo sottolineando che, come disciplina la legge del 1983, l’ultima parola spetta al Tribunale dei minori. Ed è nelle pieghe di questa esplicazione che il Pd potrebbe intervenire anche per dissuadere, in qualche modo (con una sanzione, ad esempio), chi pratica, anche all’estero, la maternità surrogata. In questo contesto si inseriscono gli emendamenti Cattodem. «Pochi e chirurgici», assicurano i circa 30 senatori che, sull’estensione del reato della pratica della maternità surrogata (come pure sull’affido rafforzato), non cedono, nonostante l’invito al ritiro dell’emendamento giunto dai senatori della maggioranza Pd. E, allo stesso tempo, alla minoranza Pd che chiede una presa di posizione netta della Direzione di domani sul tema, i cattolici Pd replicano come, una simile ipotesi sia «scorretta» e lederebbe l’autonomia dei gruppi e dei singoli parlamentari sul voto secondo coscienza. Intanto crescono le adesioni alle piazze pro e contro ddl. Sabato 23, al fianco delle associazioni Lgbt scenderanno M5S, Possibile e diversi esponenti Pd, a cominciare da Sinistradem. Il 30 sarà la volta del Family Day che vedrà in piazza diversi esponenti del centro-destra, a partire dal ministro Gian Luca Galletti. Decisione, questa, sulla quale Renzi taglia corto: «non vedo alcun problema».

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