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Crollo di Roma, la rabbia degli inquilini, paghiamo per colpe di altri

La paura sta passando e lascia il posto alla rabbia e alla preoccupazione. Si può riassumere così lo stato d’animo degli inquilini dello stabile sul Lungotevere parzialmente crollato la notte scorsa a Roma. Un palazzo storico risalente agli anni ’30 in una bella zona di Roma che non sarà agibile chissà per quanto tempo e i cui lavori di messa in sicurezza saranno a carico del condominio, di chi la scorsa notte è scampato alla morte. E la rabbia cova anche pensando a quei lavori di ristrutturazione in un appartamento al quinto piano che potrebbero aver innescato il cedimento dei tre piani dello stabile. «Per adesso la commissione ci ha detto che il condominio dovrà sobbarcarsi tutti i costi per mettere in sicurezza il lungotevere – commenta affranto Vincenzo Marcialis, l’amministratore di condominio dell’edificio – Tutto a carico nostro, siamo soli. I tecnici hanno accertato che il crollo è stato provocato da cause umane quindi i lavori di messa in sicurezza e rimozione dei detriti sono a carico nostro». E non solo: «Ci sono tonnellate di materiale. Se piove aumenta il peso e crollerà ancora, ci dobbiamo muovere». L’atmosfera che si respira non è quella dell’indigenza, ma la preoccupazione e la voglia di ritornare nelle proprie case è forte. «Gira voce che qui ci vorrà tempo prima di poter rientrare – dice una donna – Mio nipote avvocato mi ha detto diversi mesi. Forse dopo l’estate. E ora come farò?». «Anche stasera andrò in albergo dove sono stata ieri a mie spese – aggiunge – Questa sera mi hanno detto che mi facevano sapere se è pagato o no. È assurdo comunque: dovremo pagare anche noi quando invece la colpa è di qualcun altro». I detriti sono tanti, tantissimi, così come le macchine distrutte, la cui rimozione è iniziata nel tardo pomeriggio. Oltre alla sensazione di impotenza e di attesa, è questo a preoccupare gli inquilini che si sono salvati: la distesa sotto forma di calcinacci da rimuovere e che dovranno pagare di tasca loro. Chi sa di aver ristrutturato il proprio appartamento secondo le regole lancia implicitamente accuse a chi non è stato avveduto, a chi teneva dei pesantissimi vasi di cemento pieni di terra e acqua il cui peso ha probabilmente messo a rischio la stabilità dell’edificio, a chi ha tolto troppi tramezzi a favore dei tanto di moda open space, mettendo a rischio la vita di tutti e facendo sborsare non pochi soldi per risolvere la questione.

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