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L’Audi gialla non si trova. Uno dei ricercati si presenta in Questura: «Io sono innocente»

Avevano un volto i tre dell’Audi gialla, e adesso non ce l’hanno più. Quella foto che circolava sui social network, e che era stata pure rilanciata da qualche organo di informazione, non raffigurava i componenti della banda che sta seminando il panico nel Nord-Est, ma un gruppo di persone estranee ai fatti. Questo è quanto ha giurato uno di loro, A.P., un albanese di 32 anni che nella notte fra sabato e domenica si è presentato spontaneamente negli uffici della Questura di Torino per chiarire un equivoco sorto chissà come. Gli investigatori, dopo lunghe ore di accertamenti, si sono convinti che l’uomo non poteva essere uno dei fuggiaschi. Ma lo hanno trattenuto lo stesso: era senza permesso di soggiorno e risultava che il 13 gennaio gli era stato intimato di lasciare il territorio nazionale entro sette giorni. Questa mattina, sempre a Torino, un giudice ha convalidato l’espulsione. L’imprendibile Audi gialla, motore Lamborghini e targa del Canton Ticino, è stata rubata all’aeroporto di Malpensa il 26 dicembre. Le forze dell’ordine la stanno braccando per le strade di Veneto e Friuli in un ripetersi di inseguimenti ad alta velocità, segnalazioni e falsi allarmi. L’auto sarebbe di nuovo stata avvistata oggi nel Trevigiano. I carabinieri hanno ritenuto attendibile la segnalazione e presidiano le strade. Nel curriculum dei fuggitivi non manca una sparatoria, un tratto contromano sul passante di Mestre, il sospetto (tutto da verificare) di aver causato un incidente mortale. La storia appassiona gli internauti. Su Twitter l’hashtag #audigialla è uno degli aggregatori più cliccati, mentre su Facebook è nato addirittura un gruppo che invita la cittadinanza a «pubblicare news o spunti utili alle indagini». A un certo punto arriva la fotografia: tre volti in primo piano accostati al fermo immagine di una telecamera di sicurezza di un distributore del Nord-Est. L’albanese, 32 anni, si riconosce subito. E non ha esitazioni: nessuna voglia di passare per un rapinatore in cima alla lista dei ricercati; meglio piuttosto farsi allontanare dall’Italia. Così, sabato sera, telefona all’avvocato Wilmer Perga, a Torino, lo incontra in piazza Castello e si fa accompagnare in Questura. Anche per scagionare gli altri due: «Li conosco bene – dice – sono miei connazionali e sono entrambi in Albania. Uno è addirittura detenuto. Quanto a me, in questi giorni ero a Forlì, pronto a rientrare al mio Paese. I miei genitori hanno visto la foto, si sono preoccupati tanto. Ma con l’Audi gialla non ho niente a che fare. Datemi una mano». È possibile che la foto che lo ritrae con i due connazionali sia stata scattata un anno fa durante un controllo delle forze dell’ordine a Mestre. Ma – dice lui – non c’entra niente con l’Audi gialla, averla associata all’altra foto in cui si vede l’auto ferma a un distributore è certamente lo scherzo di qualcuno. L’avvocato Perga sta studiando la possibilità di chiedere un risarcimento a chi l’ha pubblicata

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