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M5S, la rivincita degli espulsi: assolti due ex 5Stelle

La sua espulsione segnò l’inizio di una lunga e per molti incomprensibile catena di «epurazioni» dal Movimento: Giovanni Favia, nel 2012, era uno dei più promettenti giovani 5 Stelle, inciampò sulla storia dell’acquisto di spazi televisivi per il suo gruppo, finì prima sfiduciato dal blog e poi espulso dal Movimento insieme a Federica Salsi, rea per il leader pentastellato di solleticarsi il ‘punto G’ con le apparizioni televisive. La sua cacciata si portò dietro altre ferite, altre frizioni nel Movimento. E, come se non bastasse, per lui e il collega capogruppo in Emilia Romagna, Andrea Defranceschi, arrivò pure il coinvolgimento in un processo per peculato per le spese messe a rimborso tra il 2010 e il 2011 come consiglieri. Con la conseguente espulsione dal Movimento dello stesso Defranceschi.
Ora sono stati assolti entrambi e tutti e due hanno l’amaro in bocca. «Questa indagine basata sul nulla mi ha impedito di ricandidarmi. Per la gioia e il vantaggio di molti, dentro e fuori il Movimento. Che non vedevano l’ora di liberarsi di me» attacca Defranceschi. Anche Favia è furibondo. Attacca la malagiustizia, preannuncia ricorsi per «verificare la correttezza dell’iter accusatorio», annuncia un suo possibile rientro in politica. «Sono in vacanza dalla politica ma a questo punto potrei anche pensare di ritornare ad impegnarmi» annuncia. Di certo non con il M5s dove «non rientrerei mai», e che è diventato tutto «marketing e banalità». Ma una sua candidatura a Bologna, se dovesse ricrearsi un gruppo di sostenitori, potrebbe non essere esclusa.

Sarà una coincidenza ma in Emilia Romagna le vicende del Movimento non cessano mai di salire agli onori delle cronache. Se a Bologna la candidatura di Bugani ha sollevato polemiche a non finire per l’innovazione della procedura, con un candidato che si presenta con una sua squadra scelta di governo, ora è Rimini che fa discutere. C’è una guerra in corso per le candidature che vede da una parte militare anche l’ex moglie di Beppe Grillo, Sonia Toni.

Attivista del Movimento la Toni ha prima adombrato la possibilità di una sua candidatura e ora contesta apertamente quella proposta dal gruppo di attivisti ed eletti che ha lanciato il quarantenne Davide Grassi, avvocato penalista, blogger de Il Fatto Quotidiano. Sonia Toni non ci sta: non ha la certificazione necessaria, avverte. Avrebbe pronto, si legge in alcune indiscrezioni, un candidato di primo piano: Luciano Baglioni, poliziotto-eroe, uno dei protagonisti della tragica vicenda della «Uno Bianca». Lui però ha smentito. Ma non è chiaro se, a «bruciare» la sua candidatura, siano state proprio le indiscrezioni di stampa.

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