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Il pm Rossi ha gestito quattro procedimenti sul padre del ministro Boschi

Sono stati in tutto dieci i procedimenti aperti dalla procura di Arezzo a partire dal 2008 che hanno visto l’ex vice presidente di Banca Etruria, Pierluigi Boschi, nel ruolo di indagato o co-indagato, di cui quattro hanno avuto come titolare l’attuale procuratore Roberto Rossi. Ne resta aperto uno solo su cui c’è una richiesta di archiviazione e che risale al dicembre 2014, quando Rossi era già alla guida della procura toscana. È il quadro che emerge dalle carte che la procura generale di Firenze ha inviato al Csm, che deve decidere se c’è stata incompatibilità tra il ruolo di procuratore di Rossi e un incarico di consulenza per il governo svolto dal magistrato sino a dicembre dello scorso anno. Tutti i procedimenti in questione si sono chiusi con l’archiviazione; sull’ultimo deve pronunciarsi il gip , ma dalle carte inviate al Csm non emergerebbe l’ipotesi di reato, che comunque per la procura di Arezzo non ha trovato riscontri, visto che anche in questo caso è stata chiesta l’archiviazione. L’attenzione del Csm è tutta puntata sulle date dei procedimenti. L’incarico di consulenza di Rossi è cominciato con il governo Letta e poi è stato più volte prorogato con l’autorizzazione del Csm vista l’assicurazione del magistrato che non c’erano ragioni di incompatibilità. Nell’audizione del 28 dicembre scorso davanti ai consiglieri Rossi non solo aveva confermato di non aver alcun conflitto di interessi ma aveva anche aggiunto di non conoscere nessuno della famiglia Boschi. Lo aveva smentito però un articolo pubblicato da Panorama in cui si raccontava che da sostituto aveva indagato su Pierluigi Boschi, chiedendone il proscioglimento per turbativa d’asta, riciclaggio ed estorsione in relazione a una compravendita immobiliare. Il procuratore aveva allora mandato una lettera al Csm per spiegare che non aveva parlato di quelle indagini solo perchè nessuno gli aveva posto una domanda specifica e confermando che non aveva mai visto di persona il padre del ministro. Ma a quel punto la Prima Commissione, che si stava avviando per l’archiviazione del fascicolo, ha riaperto il caso, di cui si sta occupando anche il procuratore generale della Cassazione Pasquale Ciccolo, titolare dell’azione disciplinare nei confronti dei magistrati. Dalle carte giunte da Firenze emerge ora un quarto procedimento di cui Rossi si è occupato e che è stato definito subito anche in questo caso con il proscioglimento. La lente di ingrandimento dei consiglieri è puntata sulle date di questi procedimenti, anche tenuto conto che prima di diventare procuratore nel luglio del 2014 Rossi ha avuto la reggenza dell’ufficio e dunque anche il coordinamento di tutti i procedimenti. La decisione su come chiudere il caso sarà presa probabilmente l’11 febbraio

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