| categoria: sanità Lazio

DIETRO I FATTI/ Perchè Zingaretti dichiara guerra al S.Raffaele

Il gruppo manda avanti i licenziamenti, la Cabina di Regia ribatte: che ci provino, rivedremo i requisiti di accreditamento delle loro strutture.O è il solito gioco delle parti o è una sfida all’ok Corral dalla quale nessuno esce vincitore. Il governatore sembra voler usare la linea dura con una buona fetta della sanità privata: cosa ha in testa?

giulio terzi
Ma cos’ha in testa Zingaretti? Perché sfida la sanità privata accreditata? Si sente forte o è espressione di debolezza? Oggi si azzuffa con gli Angelucci, con i quali sembrava aver raggiunto un accordo, o perlomeno una tregua armata (qualcuno ricorderà l’incontro semiclandestino a Montecitorio tra Zingaretti, Verdini e Angelucci nella primavera dello scorso anno. E’ vero gli equilibri politici sono cambiati, ma nei fatti il gruppo Tosinvest è sempre riuscito a galleggiare anche in tempi grigi e confusi. E’ sempre stato un gioco delle parti, mando le lettere di pre-licenziamento e mando anche i lavoratori a protestare sotto la Regione, intanto spunto qualcosa che magari a parte, nei corridoi, è già concordato. Sarà così anche questa volta? Dovremmo scoprirlo in fretta perché l’ultimo ennesimo braccio di ferro San Raffaele-Regione entra nella fase decisiva. Martedì ultimo appello, poi i licenziamenti, tanti, migliaia come al solito quelli annunciati? Per il gruppo non ci sono margini di trattativa, la Regione fa sapere tramite i sindacati che “Il San Raffaele dispone di budget adeguato a mantenere attuali livelli occupazionali”. Ma la sfida della cabina di regia va oltre: se la controparte non abbasserà le armi e non bloccherà i licenziamenti annunciati la Regione che procederà a rivedere i requisiti di accreditamento delle strutture del Gruppo”. I sindacati si incontreranno con i vertici del San Raffaele il prossimo 9 febbraio, termine ultimo per sancire una decisione definitiva rispetto al futuro dei lavoratori. In sostanza se le strutture del guppo di proprietà Angelucci cominciassero a licenziare Alessio D’Amato rivedrebbe le condizioni del rapporto con il San Raffaele, tagliando una fetta di risorse. Un muro contro muro dal quale apparentemente non c’è via d’uscita. Perché mai Zingaretti avrebbe deciso di premere l’acceleratore fino in fondo? Gli interessi in gioco sono enormi, il pubblico va salvaguardato con tutti suoi sprechi e i suoi errori, ma mettere all’angolo i grossi gruppi sanitari privati non può fare bene a nessuno. Da un lato sono utili per salvare i Pronto Soccorso pubblici dal collasso, dall’altro di fatto restano fuori dalla politica sanitaria regionale. Ma mentre il pubblico si ridimensiona, si riconverte, riduce i posti letto, taglia e non si struttura sul territorio con servizi di prossimità, la crisi del privato accreditato è un buco nero: alle emergenze note, Idi-San Carlo, Israelitico, Fatebenefratelli, si aggiungono le troppe procedure di licenziamento collettivo in atto e la poca chiarezza sul futuro delle cliniche con 40 posti letto. Se aggiungiamo lo stato di crisi delle Rsa il quadro è completo. Cosa ha in testa Zingaretti?

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