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Obama torna a Springfield e attacca la politica malata

Springfield, Illinois, 10 febbraio 2007. Era una giornata freddissima quella di nove anni fa quando il giovane senatore Barack Obama dalle scale del Campidoglio dell’Illinois che ospito’ Abramo Lincoln arringo’ una folla a quel punto quasi incredula ma che presto divenne il popolo che porto’ il primo presidente nero alla Casa Bianca. Oggi, esattamente nove anni dopo, il presidente sceglie di tornare li’ dove aveva lanciato la sua corsa per ricordare che il «cambiamento e’ possibile». E per lanciare un messaggio forte alla politica americana, divisa e divisiva, «peggiorata dal mio insediamento», ma che deve imparare a lavorare insieme. Un messaggio che lanciato all’indomani del voto per le primarie in New Hampshire e mentre la campagna elettorale tra gli aspiranti a succedergli e’ in pieno svolgimento, suona amplificato e con riferimenti piu’ che chiari. Cosi’ Obama non usa mezzi termini nel condannarne i toni: «Qui non ci davamo dell’idiota o del fascista» dice. Incalza: «Secondo molti la politica e’ malata», puntando il dito contro un «clima politico velenoso» in America che allontana le persone e permette alle «voci più estremiste di colmare il vuoto». Denuncia cosi’ una polarizzazione che fa pensare subito ai risultati del New Hampshire, dove con la schiacciante vittoria di Donald Trump e Bernie Sanders e’ su tutti l’establishment ad uscirne sconfitto, dichiarato non degno di fiducia stando al verdetto delle urne. Non e’ meno duro con i democratici e o fa ‘rimproverando’ Bernie Sanders da una parte ma ofrendio un gancio importante ad Hillary Clinton. E allora «io sono un progressista democratico -dichiara come con chierazza come poche volte aveva fatto prima, elencando uno per uno valori e pilatri di questa sua connotazione. Come a ‘concedere’ a Hillary -che si fregia al momento di correre facendo tesoro del progresso segnato dalla presidenza Obama- il sigillo su quell’etichetta di progressismo motivo di scontro con il senatore del Vermont Bernie Sanders che la sfida da sinistra. Sembra parlare anche a lui Obama pero’, quando ricorda che senza compromesso non si governa: »cercare il compromesso non mi rende meno progressista, così come non sminuisce i repubblicani«. E in fine la citazione piu’ alta, e la preferita di Obama, con le celebri parole di Abramo Lincoln: »una casa divisa non sta in piedi«. Perche’ a Springfield Obama va anche a chiudere idealmente un cerchio, a ripetere che lui lascia un’America migliore di come l’ha trovata, ad elencare uno per uno i traguardi e i successi della sua presidenza. Non quello dell’unita’ pero’, al grido della quale pure era sceso in campo in quel gelido 10 febbraio di nove anni fa.

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