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Appalti Atac, l’ex ad: «Consulenze alla mia società»

Aveva affidato una consulenza milionaria, per un totale di 1,2 milioni di euro ad una società riconducibile a lui stesso attraverso una fiduciaria. E ora, dopo tre anni di indagine, l’ex amministratore delegato di Atac Gioacchino Gabbuti ai pm Laura Condemi ed Alberto Pioletti ha ammesso buona parte della storia: «E’ vero, che vi devo dire? Ho fatto una fesseria».

Mentre l’azienda dei trasporti locali è sull’orlo del baratro per un debito da circa 150 milioni e con l’inchiesta sulle spese pazze, partita dalla segnalazione dell’ex assessore Stefano Esposito, alle battute iniziali, le ammissioni dell’amministratore delegato in carica dal 2007 al 2010 sono destinate a far discutere.

A gennaio, Gabbuti, il direttore generale dell’epoca Antonio Cassano e Mauro Anselmi, membro del collegio sindacale, avevano ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini per peculato. Secondo le ipotesi della procura, i tre «si appropriavano della somma di 1.062.000 euro stipulando contratti di affidamento di consulenza e disponendo ordini di acquisto per attività di mera facciata». Tutto «in ragione dei ruoli effettivi, dei poteri e delle cariche rispettivamente rivestite all’interno» dell’Atac. Cassano e Gabbuti in particolare, «conferivano incarichi di consulenza per un importo pari a 1.545.840 euro» alla stessa Pragmata. Sempre gli approfondimenti della Guardia di finanza hanno poi rintracciato, ancora una volta a San Marino, conti correnti intestati a Gabbuti per due milioni.
Nei giorni scorsi, l’ex ad ha deciso di presentarsi ai pm. Ha detto che sì, in effetti, ha dato consulenze alla Pragmata, ma ha negato che fosse di fatto lui ad intascare i soldi. Dopo l’attribuzione degli incarichi ai vertici di Atac, Gabbuti dice di aver affidato tutte le sue società ad altri e di non avere più alcun particolare ruolo. Difende anche i due milioni sui conti a San Marino: «Non sono i soldi provenienti da Atac che sono andati ai consulenti, sono il frutto del lavoro di una vita».
Sebbene non ci sia stata alcuna formalizzazione, Gabbuti sarebbe interessato a patteggiare la pena, purché la procura gli contesti il reato di abuso d’ufficio invece del più grave peculato. In ogni caso, sembra difficile che i pm accettino di dare parere positivo senza la restituzione di buona parte del denaro.

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