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Siria, Obama-Putin: più cooperazione per il cessate il fuoco

“Assad è l’unica autorità legittima in Siria in questo momento”, allontanarlo “vorrebbe dire il caos”. Lo dice il premier russo Dmitry Medvedev in un’intervista a EuroNews. “Noi non abbiamo mai detto che la permanenza di Assad è la questione principale in questo processo, semplicemente crediamo che al momento non c’è nessun’altra autorità legittima”, ha aggiunto, ribadendo che la sua uscita di scena porterebbe al “caos, come abbiamo visto diverse altre volte in Medio Oriente quando Paesi sono collassati, come in Libia”.

Damasco accusa la Turchia: “12 pickup armati e circa 100 militari sono entrati nelle ultime 24 ore nel nostro territorio nei pressi del valico di Bab al-Salameh, nei pressi dell’aerea di Azaz colpita dall’artiglieria di Ankara”. Lo si legge in una lettera del ministero degli Esteri siriano, citata dall’agenzia ufficiale Sana, inviata al segretario generale dell’Onu e alla presidenza del Consiglio di sicurezza.

La Francia chiede alla Turchia di interrompere i bombardamenti nel nord della Siria contro le forze curdo-siriane del Pyd. Parigi, recita una nota del Quai d’Orsay citata da Cnn Turk, si dice “fortemente preoccupata” per lo sviluppo del conflitto nella regione di Aleppo.

Il presidente russo Vladimir Putin e quello americano Barack Obama hanno concordato nel corso di un colloquio telefonico di intensificare la cooperazione tra le rispettive agenzie ed altre strutture per implementare la dichiarazione di cessate il fuoco del Gruppo Internazionale di Supporto sulla Siria. Lo rende noto l’agenzia stampa russa Interfax.

Il ruolo della Russia in Siria irrompe di nuovo anche nel dibattito tra i candidati americani. Il magnate newyorchese Donald Trump è a favore di un coinvolgimento di Mosca, l’ex governatore della Florida Jeb Bush contrario, perché a suo avviso il Cremlino bombarda anche forze di opposizione ad Assad sostenute dagli Usa. Trump ha indicato come sua priorità nel campo della sicurezza nazionale, se eletto, decidere come attaccare l’Isis e i suoi militanti, definiti “animali”, e ha criticato sia la guerra in Iraq sia l’accordo voluto da Obama sul nucleare iraniano.

La Russia “fallirà nel suo tentativo di salvare Bashar al Assad”, così come l’Iran. Lo dice il ministro degli Esteri saudita, Adel al-Jubeir, citato dai media panarabi, in conferenza stampa a Riad. Mosca “deve fermare i suoi raid aerei contro l’opposizione moderata siriana”, ha aggiunto l’alto responsabile saudita. La caduta di Assad “è solo questione di tempo, prima o dopo il regime cadrà, aprendo la strada per una nuova Siria senza Assad”, ha concluso Jubeir.

Mogherini, niente soluzione militare – In Siria non c’è “soluzione puramente militare”. Lo dice in un’intervista al Corriere della Sera Federica Mogherini, Alto rappresentante Ue per gli affari esteri e la politica di sicurezza, che sottolinea: “C’è stata una presa di responsabilità della comunità internazionale, che in un momento di stallo dei negoziati, avviati e sospesi a Ginevra, ha assunto su di sé il compito di dare una spinta a tradurre in pratica accordi già presi, verificando con le parti internazionali e regionali le condizioni per far cessare le ostilità e sbloccare l’accesso agli aiuti umanitari. Serviva che tutti, da Stati Uniti e Russia fino a Turchia e Arabia Saudita, si impegnassero in tal senso. Lo abbiamo fatto giovedì notte con la creazione di due task force”. Per Mogherini è “prematuro parlare di successo”, ma l’incontro del Gruppo internazionale di supporto sulla Siria “non è stato un fallimento”, anzi.

“Credo che sarà più facile, anche se non scontato, far arrivare l’aiuto umanitario. Quanto al cessate il fuoco è più problematico ma non sono del tutto pessimista”, sottolinea. Il compito più difficile, aggiunge, è quello della task force per la tregua, “che comporta un coordinamento politico e militare tra i principali attori sul terreno per fissare le modalità del cessate il fuoco, quindi identificare i target da evitare e le linee di demarcazione sul territorio”. Mogherini interviene anche sulla linea dell’Italia in Europa. Il nostro Paese, afferma, “ha capito benissimo che per salvare il processo di integrazione c’è bisogno di cambiare la nostra Unione. In questo anno e mezzo di lavoro in Commissione e in Consiglio ho visto un’Italia protagonista di battaglie forti e importanti non a beneficio suo ma di tutta l’Europa”. L’Alto rappresentante cita due esempi su tutti: la flessibilità e l’immigrazione. Con il premier Matteo Renzi, aggiunge, “abbiamo ruoli istituzionali diversi e possiamo avere stili diversi”, dice, “ma non c’è una diversa visione politica. Gli obiettivi sono gli stessi”.

Gen. Campbell, con talebani ‘dura estate 2016’ – La prossima estate sarà dura per le forze di sicurezza afghane che dovranno affrontare nuove offensive dei talebani, i quali però “dovrebbero unirsi al processo di pace se vogliono avere un ruolo nel futuro dell’Afghanistan”. Lo ha sostenuto a Kabul il comandante in capo della Missione ‘Resolute Support’, generale John Campbell. Concedendo l’ultima conferenza stampa al termine della sua missione di 18 mesi alla guida delle forze americane e della Nato in Afghanistan, riferisce l’agenzia di stampa Pajhwok, l’alto ufficiale (che sarà sostituito dal generale John Nicholson) ha detto di “sperare che l’esercito afghano riuscirà a respingere l’offensiva talebana”.

Per quello che ci riguarda, ha aggiunto, “continueremo ad assistere gli afghani, anche se necessario con un sostegno aereo, ma non torneremo alle operazioni di combattimento che ci impegnavano fino alla fine del 2014. A meno che – ha sottolineato – la nostra sicurezza non fosse messa in pericolo”. L’intervento in Helmand dove di recente sono stati dispiegati 500 soldati americani, ha chiarito il generale americano a quattro stelle, “deve essere considerata una eccezione a questa irreversibile regola”. Ripetendo che a suo avviso “sono i talebani e non l’Isis la principale minaccia per il governo afghano, Campbell ha comunque osservato che i seguaci dell’Emirato islamico dell’Afghanistan “stanno affrontando seri problemi legati a risorse finanziarie, questioni di leadership e pesanti perdite di uomini. E sono anche stanchi dopo 15 anni

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