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Gli agguati e le insidie nell’era renziana

di Maurizio del Maschio
Viviamo una fase confusa del piccolo orticello di casa nostra e, come di consueto, a pagare il prezzopiù alto sono gli Italiani. La fascia della povertà cresce, ma il governo si preoccupa più degli immigrati che dei suoi cittadini. Mentre le autorità si organizzano per alloggiare le masse che continuano ad arrivare fra noi, ci sono cittadini che hanno sempre pagato le tasse e che per rovesci di fortuna si ritrovano sul lastrico e sono costretti persino a vivere in roulottes. Le piccole aziende artigianali e commerciali stanno chiudendo con un ritmo preoccupante. Nel contempo, la tassazione non accenna a diminuire e ha raggiunto livelli inauditi a fronte di servizi sempre più scadenti, gli imprenditori sono assediati da ispezioni fiscali motivate dal sospetto dell’evasione perché non sono
rispettati i parametri degli studi di settore anacronistici in un tempo di crisi come quello che stiamo
da anni vivendo, il debito pubblico è sempre altissimo, di vere riforme non c’è neppure l’ombra, la
corruzione dilaga a tutti i livelli e i suicidi di imprenditori non cessano. Per non parlare dell’ordine
pubblico oggi messo a dura prova da una delinquenza che agisce protervamente e chi si difende è
esposto al rischio di pagare cara la tutela della propria persona, della propria famiglia e dei propri
beni. Oggi la casta è impegnata tanto a risolvere il problema delle unioni di fatto, mentre la barca
affonda.
L’ottimismo del ministro Pier Carlo Padoan contrasta clamorosamente con la situazione economica
reale del Paese. L’insufficienza dei timidi cenni di ripresa è giustificata con la fine dell’espansione
economica internazionale che ha sicuramente riflessi notevoli su un’economia fragile come la
nostra, ma non sono certo l’unico motivo della mancata ripresa. I consumi interni non crescono e
godono (si fa per dire in questo periodo di indebolimento dell’euro) solo le imprese a forte
vocazione esportatrice. Il sistema Italia è inceppato e la responsabilità principale ricade su una
classe politica che non vuole, non sa o non può assumere quelle decisioni drastiche che sarebbero
necessarie. L’alibi dell’Unione Europea non regge più. Oggi gli Italiani non solo sono delusi dal
mostro di Bruxelles, ma hanno pure capito che le manifestazioni pirotecniche renziane sono solo
fumo.
Ora si sussurra che le pensioni di reversibilità vengono messe in discussione dall’ipotesi di
provvedimenti miranti ad eliminarle oltre un certo patrimonio e a trasformarle in assistenza negli
altri casi di redditi del coniuge superstite mancanti o modesti. Una cosa è certa e puntualmente
verificata: la nostra sinistra è capace di impoverire i ricchi senza arricchire i poveri, perché sa solo
usare la ricchezza, in particolare quella altrui, dilapidandola. Non è capace di arricchire i poveri,
perché non sa creare le condizioni per moltiplicare la ricchezza, dal momento che il libero mercato
con le sue regole non è nelle sue corde. È capace solo di amministrare masse povere e ignoranti,
dipendenti dai sussidi di Stato e facilmente manovrabili. Solo se l’Italia seguirà ciò che la Germania
ha fatto settant’anni fa potrà guarire dal suo male: attuando una vera trasformazione in senso
federale. Altrimenti, il suo male la condurrà a morte sicura.
Anziché soffocare i cittadini con una tassazione iniqua, si dovrebbe alleggerire l’imposizione fiscale
delle famiglie e delle imprese, allo scopo di stimolare l’aumento dei consumi e conseguentemente la
produzione e l’occupazione. Nel contempo va pure snellito il gigantesco pletorico apparato
pubblico, fonte di parassitismo e clientelismo che fa comodo ai partiti.
Le piazzate schiamazzanti che si susseguono nelle aule parlamentari inducono a constatare
l’indegnità e l’inadeguatezza delle persone che sono elette a rappresentare la Nazione nell’esercizio
del potere legislativo. Questo è lo specchio di una società malata, imbarbarita, in preda ad una
classe politica che usa l’elettorato per realizzare i propri disegni di occupazione e di mantenimento
del potere. La dimostrazione più lampante della distanza che separa la politica praticata dagli eletti
dalla volontà degli elettori sta nella frammentazione che attanaglia il parlamento, nella nascita
continua di correnti, di nuovi gruppi, di sigle di piccoli partiti i cui esponenti, per sopravvivere,
inghiottiscono tanti bocconi amari e non esitano a fare figuracce, di fronte all’opinione pubblica che
li giudica, pur di mantenersi a galla il più a lungo possibile.
Questa casta politica gattopardescamente vuole imporre riforme che non scalfiscono minimamente
il suo potere. A fronte dei tanto sbandierati provvedimenti che non correggono le vere e profonde
storture del nostro sistema, necessitano ben altre sostanziali riforme. Si fa sempre più urgente la
necessità del radicale cambiamento di un sistema che ormai mostra tutte le sue irreversibili
debolezze.
In primavera l’UE darà il suo verdetto sull’efficacia delle manovre economiche dei Paesi membri, in
particolare dell’Italia, sorvegliata speciale. Nei prossimi mesi ci saranno pure le elezioni
amministrative in alcuni importanti comuni quali Roma, Milano, Napoli e Torino. Pensare che
l’esito non abbia ripercussioni sulla tenuta del governo è una pia illusione. Si tratta di un banco di
prova per capire se potrà esserci un ricambio a breve, ben prima del 2018, termine naturale della
legislatura. E in autunno c’è il ben più impegnativo referendum sulle riforme costituzionali, senza
contare la minaccia di referendum sulla legge riguardante le unioni civili promesso dal leader del
NCD in caso di approvazione della stepchild adoption. Per Renzi una strada tutta il salita, senza
contare le congiure e gli agguati interni al PD. Intanto l’Italia affonda…

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