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INPS/ Querela Libero, fa campagna dfiffamatoria

Roma, 17 feb.(AdnKronos) – L’Inps oggi ha querelato il quotidiano «Libero» che, nelle ultime settimane, «ha avviato una campagna di stampa dai contenuti palesemente diffamatori e gravemente lesivi della reputazione dell’Inps». È quanto si legge in una nota dell’Istituto di previdenza. La campagna, spiega l’ente, trae spunto da accertamenti nei confronti del gruppo Enel, di cui il direttore generale dell’Inps, Massimo Cioffi, è stato direttore del personale, sul versamento di contributi riguardanti l’esodo incentivato tra il 2006 e il 2015 di lavoratori del gruppo. «L’Istituto, mai interpellato in sede di redazione degli articoli, ha smentito categoricamente la tesi del quotidiano secondo cui, dall’insediamento della nuova gestione, ci sarebbe stato un rallentamento dell’attività di accertamento», spiega ancora l’Inps che al contrario «ha agito in questo periodo con ancora maggiore celerità e trasparenza, portando avanti dal marzo 2015, dunque successivamente all’insediamento dei nuovi vertici, ulteriori accertamenti ispettivi nei confronti di tutte le 12 società del gruppo Enel in Italia. Tali accertamenti si sono conclusi con contestazioni di rilevanti addebiti contributivi il 15 gennaio 2016.» La sospensione del direttore centrale della Vigilanza, terminata il 18 gennaio 2016, «non è in alcun modo collegata a questi eventi, come sostenuto da Libero. Al contrario, è intervenuta a seguito di gravi violazioni disciplinari compiute durante il suo precedente incarico di direttore regionale. La sanzione disciplinare non è stata peraltro sospesa dal tribunale al quale ha fatto ricorso il dirigente», si legge ancora

«Come precisato nella prima nota al quotidiano – prosegue l’Inps- il direttore generale ha disposto scrupolosamente che qualsiasi informazione riguardante i procedimenti Enel non fosse portata a sua conoscenza, bensì a quella del presidente. Ciononostante il quotidiano ha proseguito nell’azione diffamatoria nei confronti dell’istituto e del suo direttore generale con ulteriori articoli, senza peraltro pubblicare la successiva smentita inviata alla redazione dall’Istituto».

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