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SABAUDIA/ Il sindaco Lucci come Marino, confermerà le sue dimissioni?

Dieci giorni fa nel corso della seduta del consiglio comunale il sindaco di Sabaudia, Maurizio Lucci, consegnava al segretario comunale una lettera con le sue dimissioni. Il motivo “tecnico” era stata la bocciatura con voti della opposizione e della maggioranza di un suo provvedimento sulla centrale unica di committenza, in realtà In realtà la crisi si era aperta già da settimane allorchè il gruppo consigliare di Fratelli d’Italia aveva rappresentato al primo cittadino una serie di rimostranze lamentando scarso dialogo e coinvolgimento nella vita amministrativa. In poche parole, ridistruzione delle deleghe e delle poltrone di potere. Sabaudia è alla frutta? Importa poco. Da quella sera sono scattati i venti giorni di tempo per confermare o revocare le dimissioni. Una situazione che ricorda molto quella di Ignazio Marino. Lucci sotto sotto ha cercato di riannodare i fili della sua maggioranza. Forse ci sta anche riuscendo ma il tempo scorre. E la situazione potrebbe sfuggirgli di mano. C’è un cronometro politico che deve essere fermato in tempo e l’opposizione (Pd soprattutto) aspetta con il fiato sospeso. Per poter andare ad elezioni anticipate entro il 16 giugno 2016 la maggioranza dei consiglieri comunali (9 su 16) deve rassegnare le proprie dimissioni dalla carica davanti a un notaio entro il 24 di febbraio – come accadde appunto per le vicende del Campidoglio) decretando quindi di fatto la fine di questa Amministrazione. Altresi’ se il Sindaco non avra’ revocato le sue di dimissioni entro il 29 di febbraio, si andrà incontro all’ennesimo commissariamento almeno fino ad ottobre 2016 quando le elezioni comunali potrebbero essere accorpate al referendum nazionale. Sabaudia assiste attonita ad un braccio politico che si consuma lontano da occhi indiscreti. Chi può dire come finirà? Consoliamoci con i dati statistici e con il quadro generale pontin, Sabaudia è l’ultima di una lunga serie di crisi che hanno portato allo scioglimento dei consigli comunali. Sono sette infatti le amministrazioni comunali sciolte prima della fine della consiliatura, cinque di centro destra e due di centrosinistra- Il primo sindaco a gettare la spugna è stato Angelo De Logu, primo cittadino di Priverno. Poi è toccato a Latina e Terracina. Ii due comuni sono stati commissariati dopo le dimissioni in massa dei consiglieri comunali conseguenti alla crisi nella società mista Acqualatina. Il blitz tentato da Fratelli d’Italia nell’elezione del nuovo cda della spa ha portato alla rottura dell’alleanza di centrodestra e alla caduta di Giovanni Di Giorgi e Nicola Procaccini. Nel sud pontino scioglimento anzitempo a Castelforte, Minturno e Itri dove sono si sono dimessi i sindaci Patrizia Gaetano, Paolo Graziano e Giuseppe De Santis.

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