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AMMINISTRATIVE/ Berlusconi conferma il simbolo di Fi, deve decidere se inserire il suo nome

Forza italia correrà con il suo simbolo e una propria lista alle prossime amministrative. Ma ancora non è stato deciso se nel logo ci sarà anche il nome del suo leader, Silvio Berlusconi, per favorire il cosiddetto effetto traino, che ha sempre premiato il partito in questo tipo di elezioni. Ieri sera, durante l’incontro a palazzo Grazioli con una quindicina di coordinatori regionali, il Cav avrebbe confermato la presenza del ‘marchio di fabbrica’ del ’94 in tutte le città-chiave (da Milano a Napoli) e poi avrebbe fatto una sorta di sondaggio tra i presenti, chiedendo un parere sull’opportunità politica di inserire il nome Berlusconi, oltre a quello del candidato-sindaco. Citando il caso di Milano con Stefano Parisi in campo, l’ex premier avrebbe proposto varie opzioni: Secondo voi, è meglio inserire nel simbolo la formula ‘Berlusconi per il candidato sindaco?; ‘Fi per il candidato sindaco’ o ‘Fi con Berlusconi presidente’? «Presidente, non possiamo presentarci senza il suo nome», sarebbe stato il coro unanime. Posta la questione ieri, Berlusconi valuterà nelle prossime settimane tutti i pro e i contro di una ‘personalizzazione’ del simbolo. Una scelta che arriva da lontano: da sempre (anche ai tempi del Pdl), infatti, la formula adottata dal partito per le elezioni regionali e comunali è stata ‘Berlusconi per il candidato sindaco’
Berlusconi, dunque, presenterà il simbolo forzista alle elezioni di primavera e farà di tutto per confermare un nome condiviso con Matteo Salvini e Giorgia Meloni a Roma (in questo caso Guido Bertolaso), convinto sin dal primo momento che l’unità del centrodestra non è solo un’opportunità politica, ma una necessità per lui e il leader del Carroccio, che da solo difficilmente potrà essere determinante al Nord, nonostante i ‘lumbard’ siano ai massimi storici come ai tempi d’oro (i sondaggi parlano del 14-15%). Sin dalla ‘discesa in campo’, ricordano i ‘seniores’ azzurri, il Cav ha sempre adottato la stessa strategia elettorale: correre con il suo ‘marchio di fabbrica’ nei comuni con più di 15mila abitanti, dove tutto si gioca al ballottaggio, mentre in quelli più piccoli, previo accordo con gli alleati, decidere se rinunciare al logo e partecipare a liste civiche.

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