| categoria: politica

EDITORIA/ Dichiarato il fallimento di “Cronache del garantista”

Il Tribunale di Roma ha dichiarato il fallimento della società cooperativa arl «Giornalisti Indipendenti», editrice del quotidiano «Cronache del Garantista». Ne dà notizia il sito «Giornalisti Italia», riferendo che del fallimento si é appreso «al tavolo sindacale, presieduto dal segretario generale aggiunto della Fnsi, Carlo Parisi, convocato per la prosecuzione dell’esame congiunto del Piano di crisi richiesto, il 13 gennaio scorso, per tentare di salvare il giornale attraverso il ricorso alla cassa integrazione». «Il Tribunale – riferisce ancora il sito – ha assegnato ai creditori e ai terzi che vantano diritti reali e mobiliari su cose in possesso della società fallita il termine perentorio di 30 giorni prima dell’adunanza, per la presentazione delle domande di insinuazione. Il termine per il deposito di ammissione allo stato passivo è, quindi, fissato all’11 aprile prossimo». Carlo Parisi, sottolineando «i contorni di uno scenario completamente cambiato rispetto alla convocazione, ha rinnovato la disponibilità del Sindacato dei giornalisti a garantire, innanzitutto, l’attivazione degli ammortizzatori sociali per i lavoratori che, per troppo tempo, hanno già pesantemente pagato il prezzo di un’impresa nata male e finita peggio. Oggi ci aspettavamo la presentazione di concreti impegni a garanzia della sostenibilità dell’impresa, nel pieno rispetto dei lavoratori: pagamento delle mensilità correnti, cessione del credito 2015 per consentire il recupero delle spettanze arretrate, regolarizzazione delle posizioni irregolari e piano di rilancio del giornale. E invece abbiamo dovuto prendere atto, nel peggiore dei modi – dice ancora Parisi – del naufragio della società editrice del quotidiano. A questo punto, l’impresa di salvare il giornale, è disperata: per tentare di percorrere la strada di opposizione all’istanza di fallimento, sperando in una revoca del provvedimento, è necessario reperire in fretta le risorse per garantire la spesa corrente. In tale ipotesi verrebbe attivata una cassa integrazione a rotazione. In caso contrario, sarebbe inevitabile il ricorso alla cassa integrazione per cessazione attività che metterebbe definitivamente la parola fine a quell’impresa».

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