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Unioni Civili/ Sherpa al lavoro sulla soluzione, ma scatta l’allarme dei tempi

«Io credo che questo Paese ha aspettato troppo, che una legge vada fatta e vadano rafforzati i diritti delle coppie delle unioni civili». Maurizio Martina era impegnato in una iniziativa Palermo, ma il ministro dell’Agricoltura non ha mancato di far sentire la sua voce sul Ddl Cirinnà in un coro che continua a essere davvero a più voci. La questione, infatti, attraversa in modo trasversale non solo il Parlamento, ma anche la maggioranza e lo stesso Pd. È per questo che in queste ore, e fino a mercoledì prossimo quando il provvedimento tornerà in aula al Senato, i mediatori sono al lavoro per consentire una soluzione. «L’iter delle unioni civili prosegue con la determinazione del Pd di andare fino in fondo», ha spiegato Ettore Rosato interpretando la volontà dello stesso Matteo Renzi di dare al Paese una legge che «ci tolga dall’ultimo posto in classifica» in tema di diritti, sempre per usare la parole del capogruppo del Pd. Al di là di vertici e incontri di governo e di partito (oggi Rosato era a Napoli, la Boschi ad Arezzo e lo stesso premier a casa dopo la maratona di Bruxelles), comunque le linee telefoniche sono rimaste ‘roventi’. Il punto resta sempre quello di capire come sia meglio procedere, specie dopo che Grasso ha ipotizzato lo stop a tutti i ‘canguri’ con la possibilità che di fatto si proceda con il voto del testo (e della stepchild). «Io non sono favorevole allo stralcio della legge che, a mio avviso, deve essere approvata nel minor tempo possibile», ha chiarito il presidente del Pd Matteo Orfini. Posto che tutti attendono le parole di Matteo Renzi domani all’Assemblea del Pd, ammesso che il premier voglia entrare nel merito, al Senato è intanto scattato l’allarme tempi. I tecnici stanno spulciando i regolamenti perchè, in caso di stop ai canguri, l’aula dovrebbe affrontare comunque qualche centinaio di emendamenti con il rischio di una discussione fiume che renderebbe ancora più fragile e esposto ai trabocchetti l’iter del testo. Sui testi non governativi, infatti, al Senato i tempi non possono essere compressi più di tanto. E l’ipotesi contingentamento, seppure allo studio, appare difficoltosa. Anche per questo, le ipotesi di mediazione di moltiplicano. Come quella che si sta intestando il ministro della Salute Beatrice Lorenzin. «Credo che ormai bisognerà votare sull’emendamento, a meno che non si riesca a trovare un punto di caduta che a mio parere può essere solo quello di rendere l’utero in affitto un reato universale, legarlo a una norma penale e poi porre la sanzione e il divieto di adottabilita’ per il partner», ha spiegato la Lorenzin. La intenzioni del ministro della salute potrebbero trasformarsi, appunto, in un emendamento o in un Odg in aula al Senato.

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