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FOCUS/ Con la fiducia si punta a blindare quota 161. La partita dell’Ap

Testo ‘blindato’ dal governo ma numeri comunque non ampi sulle unioni civili. L’emendamento del governo sul quale verrà posta la questione di fiducia, grazie allo stralcio della stepchild adoption, ricompatta il Pd e ‘cattura’ anche i voti dei centristi, o almeno della gran parte di loro ma, riproponendo lo schema d’approvazione delle riforme, perde ormai definitivamente la sponda del M5S e, probabilmente, anche quella di Sinistra Italiana. Le maggioranze variabili su ddl Cirinnà, di fatto, restano un’utopia mentre, come sul ddl riforme, il governo sull’ok al suo emendamento punta a blindare quota 161, ovvero la maggioranza assoluta. I tempi saranno stretti. Domani pomeriggio il governo presenterà il suo emendamento e porrà la fiducia. La capigruppo del Senato stabilirà quindi il calendario ma il voto si attende non più tardi di giovedì. Poi, la strada per l’ok finale al provvedimento si spalancherebbe. L’emendamento, infatti, riscrive tutto il Capo I del ddl Cirinnà: dal Pd si assicura che sull’uso del cognome e sull’obbligo di fedeltà non saranno fatti passi indietro ma i due punti, nella trattativa con Ap che in serata riunisce i gruppi parlamentari, restano da verificare. Certo, invece, che l’emendamento assorbirà le proposte Lumia all’art.3, come richiesto anche dai Giovani Turchi in assemblea, dove Francesco Verducci chiede con un documento a Renzi di non andare oltre lo stralcio della stepchild. Un testo così definito ricompatterebbe così i 111 senatori Pd (escludendo il presidente del Senato che per prassi non vota), facendo rientrare il dissenso dei Cattodem e ottenendo il sì della minoranza dem, pur critica con la decisione di Matteo Renzi di «consegnarsi a Ncd». Il solo Luigi Manconi per ora si dice indeciso se votare o meno la fiducia. E la vera partita è in Ap. Lo stralcio ‘disarma’ di fatto la trincea dei 32 centristi. Anche se nel Pd si tiene conto di 4-5 voti in dissenso tra i centristi, ovvero di quei senatori che vorrebbero togliere dal testo qualsiasi riferimento, anche indiretto al matrimonio. Al fronte dei sì va poi aggiunto il gruppo delle Autonomie (19 senatori), Paolo Naccarato di Gal e almeno 5 o 6 senatori del Misto. Si arriverebbe così, (fermo restando possibili assenze) a quota 163. Quota alla quale potrebbero aggiungersi i verdiniani. Dal gruppo Ala fanno sapere che una decisione sarà presa giovedì, solo dopo aver visto il testo, ma il sì alla fiducia viene tenuto in conto anche nel Pd dove, tuttavia, si osserva come l’ok all’emendamento dei verdiniani sia l’unico voto possibile alle unioni civili e non comporti quell’ingresso in maggioranza che le opposizioni hanno più volte denunciato. Lo schema, insomma, sarà un po’ quello delle riforme con una Fi di certo più compatta (rispetto al normale iter parlamentare) sul voto contrario, una Lega sugli scudi e fittiani, M5S e SI (con una buona fetta del Misto) pronti a dire ‘no’ su una fiducia «infondata e pretestuosa», come spiega Loredana De Petris di Sel. Certo, a differenza delle riforme, sia il M5S sia SI avevano più volte concordato l’impianto del ddl ma, con il ricorso alla fiducia, l’inedita maggioranza trasversale che si formò in commissione Giustizia sarà ora solo un ricordo.

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