| categoria: attualità

FOCUS/ Quel grande orecchio che imbarazza Obama

Il Datagate continua ad imbarazzare Barack Obama. E quello sulle intercettazioni telefoniche ai danni di Silvio Berlusconi da parte degli 007 americani è solo l’ultimo di una lunga serie di episodi che hanno costretto il presidente Usa a giustificarsi di fronte a molti dei leader mondiali. Leader alleati, come Angela Merkel o Francois Hollande, che per il ‘grande orecchio’ della National Security Agency (Nsa) non avevano praticamente segreti. La Casa Bianca fin dall’inizio dello scandalo ha tentato di correre ai ripari. Non senza difficoltà, visto che i vertici dell’intelligence e una parte del Congresso sono stati sempre fermamente contrari a una riduzione dei poteri della Nsa. Quei poteri aumentati enormemente grazie al ‘Patriot Act’, varato all’indomani degli attentati dell’11 settembre 2001 dall’amministrazione Bush. Norme che hanno accresciuto in maniera consistente le prerogative anche di Cia ed Fbi, al fine di ridurre il rischio di attacchi terroristici. Per la Nsa, che tra le agenzia di intelligence è quella che si occupa di più della raccolta di informazioni all’estero, ha significato accumulare una quantità abnorme di dati su milioni di persone, cittadini americani e non, come è stato svelato dalle carte di Edward Snowden, la cosiddetta ‘talpa’ del Datagate. La bufera in patria ha portato Obama a varare una mini-stretta nel febbraio del 2015, ponendo nuovi e a dire il vero timidi paletti all’azione degli 007. E la brutta figura mondiale, con l’ira della Merkel che ha condizionato per mesi i rapporti tra Washington e Berlino, ha spinto il presidente americano a dire che mai più l’America avrebbe spiato i rappresentanti dei Paesi amici. Ma non è stato proprio così. La riforma messa a punto dall’amministrazione statunitense ha ristretto il campo di azione per quel che riguarda le intercettazioni dei leader. Ma queste possono ancora tranquillamente avvenire, anche se sotto stretta sorveglianza da parte della Casa Bianca. È al suo interno che si decide di volta in volta chi spiare o meno, con un’azione di monitoraggio costante. All’epoca si disse che la montagna aveva partorito un topolino. Non si affrontava ad esempio il ruolo delle grandi società di telecomunicazioni e dei big di internet, nelle cui banche dati negli anni i servizi hanno pescato a man bassa, incamerando informazioni di ogni genere su telefonate, e-mail, sms, fotografie personali. Una situazione che oggi ha spinto diverse imprese – dalla Apple a Google – a cambiare sistemi operativi e a non svelare più i codici con cui l’accesso alle informazioni su computer, smartphone o tablet viene criptato. E l’ultimo episodio che ha coinvolto il leader di un Paese amico risale allo scorso dicembre, quando venne fuori che la Nsa aveva spiato Benyamin Netanyahu e le sue conversazioni con alcuni deputati Usa. Intercettazioni che potevano essere utilizzate per contrastare la campagna del premier israeliano contro l’accordo sul nucleare con l’Iran.

Ti potrebbero interessare anche:

Mediaset, Cassazione a tempo di record, Berlusconi rischia il seggio. Salta tutto?
ISIS, primi raid francesi in Iraq. La minaccia islamica all'Onu
Brasile, svolta nelle indagini sull'omicidio di Gaia Molinari: arrestata l'amica
In video dell'Isis gli attentatori di Parigi: vi colpiremo ovunque
Istanbul, attentati curdi: almeno 38 vittime
Migranti, l'Austria chiuderà il Brennero in caso di visti umanitari



wordpress stat