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In morte di Ida Magli

di Maurizio Del Maschio
Pagine e pagine di giornali, minuti e minuti di radio e telegiornali, svariate trasmissioni televisive hanno compianto la morte di Umberto Eco. Non altrettanta attenzione è stata riservata alla morte di un’altra personalità del nostro tempo: Ida Magli. Forse perché troppo scomoda per l’“intellighentzia” di sinistra dominante, troppo controcorrente, troppo libera e, soprattutto, troppo critica. Di lei si dovrebbe dire: una donna dalla “schiena diritta”. La Magli in passato si è appassionata nel difendere le donne, ma ne ha provato una grande delusione. Ha analizzato senza remore il cristianesimo giungendo a concludere che, costituendosi con tutte le strutture tipiche del sacro, non ha messo in atto quello che Gesù aveva proposto. Ma è soprattutto nei confronti dell’Europa, di questa Europa che la Magli ha dedicato buona parte della sua acuta osservazione. Per lei l’Europa in cui siamo costretti a vivere è un’Europa profondamente comunista, livellata verso il basso, che impedisce lo sviluppo delle singole nazioni. Nel libro “La dittatura europea”, la Magli lancia un esplicito ”j’accuse” contro i veri padri-padroni dell’Unione Europea: banchieri e politici. Il valore del libro non sta solo nel messaggio di accorato allarme che lancia, ma anche perché è denso di riferimenti culturali (filosofici, politici, economici, religiosi, antropologici, musicali e esoterici) con una logica lucida e rigorosa.
Un altro aspetto a fondo trattato da questa acuta e libera antropologa è il rapporto esistente fra
islam, Europa e immigrazione. Ella ha insistito accoratamente sulla necessità di limitare l’ingresso
in Italia ai musulmani, pena la perdita della nostra identità. Essa esortava a difendere la nostra
libertà di pensiero e le conquiste delle donne. L’unica vera battaglia in atto nel mondo è quella dei
credenti musulmani nei confronti di tutte le altre società, battaglia ovunque vittoriosa, perché i
popoli aggrediti o si sottomettono o fuggono. L’islam è conquista perché, secondo la Magli, “il
cosiddetto dialogo interreligioso è un fatto da tavolino, di spirito tipicamente occidentale” e quindi
non può cambiare il modo di vivere e di pensare islamico “regolato dai precetti dettati
dal Corano, che finiranno per impregnare l’ambiente europeo”.
Per la Magli questa angoscia è nata ben prima dei fatti di Parigi: “Per quanto tranquille possano
essere oggi le comunità musulmane esistenti in Francia (così come in Spagna, in Italia, in
Germania), verrà il momento in cui, mano a mano che le presenze musulmane diventeranno non
soltanto molto numerose, ma consapevoli del loro essere vincenti, l’Occidente sarà costretto a
risvegliarsi dalla sua stupida neghittosità e si accorgerà, ma sarà troppo tardi, di trovarsi sotto il
piede islamico”.
“L’Italia è perduta. L’Europa, con tutta la sua storia, la sua cultura, il suo pensiero, i suoi poeti, i
suoi scrittori, la sua arte, la sua musica, i suoi figli, è perduta. Sono perdute, scriveva la Magli nel
saggio “Contro l’Europa”, pubblicato in tempi non sospetti, ben 17 anni fa, “perché questa era la
meta che si erano prefissi coloro che hanno progettato l’Unione Europea”.
Ma l’antropologa era allarmata non solo per la questione islam-Europa e per quella “intrinseca
necessità di conquista” che sottende l’islam. Per essa la questione del rapporto Italia-Unione
Europea era, forse, ancora più grave. La serpe in seno della dittatura, secondo la Magli, si nasconde
già nella nostra Costituzione, in quell’articolo 11 che limita la nostra sovranità di popolo.
L’incompetenza e l’avidità dei politici, sensibili solo al richiamo del denaro, ha fatto il resto. Ciò ha
consentito la realizzazione di una società nella quale, in nome del multiculturalismo, si tendono a
negare proprio quelle differenze identitarie tra le varie comunità umane che gli antropologi più seri,
come era la Magli, hanno saputo evidenziare nei loro studi. L’Europa, che per ricchezza culturale
sorpassa qualsiasi altra pur ragguardevole civiltà, è costretta a diventare l’agnello sacrificale
sull’altare del politically correct. Si evita di ricordare le nostre radici ebraico-cristiane, si censurano
quelle greco-romane fin dai primi anni di scuola e presto non si parlerà più di filosofia e del
pensiero illuminista. Così si scardinano alla base i pilastri sui quali si è potuta sviluppare e si regge
ancora oggi la nostra civiltà.
Ma la sua intelligenza non l’ha fatta cadere nella facile dietrologia di una teoria del complotto di
banchieri e finanzieri. Il suo maggiore merito è stato quello di additarci ciò che è alla luce del sole e
che, proprio per questo, sfugge ai più, cioè la mancata creazione di un’identità europea. Anziché
procedere con un processo lento e naturale di omogeneizzazione di culture diverse che si uniscono
senza annullarsi in nome di principi generali condivisi – come dovrebbe essere, come effettivamente
è accaduto negli Stati Uniti e come avevano sognato i Padri fondatori dell’idea europea -, ci viene
imposta dall’alto e sul presupposto dittatoriale che i diversi popoli rinuncino alle loro specificità.
Non solo, ma l’idea di “Europa” viene dilatata a dismisura dai nostri dittatori, diventando sempre
più vaga e totalizzante, fino a pretendere di inglobare nazioni che nulla hanno di europeo. Un
esempio è quello della Turchia, che si vorrebbe far entrare nella UE, e pure del Nord Africa, non
più separato ma “unito” a noi dal Mediterraneo. Si tratta di un’insidiosa e grottesca deformazione
geopolitica che, come ha fatto notare non senza ironia la Magli, presenta veri e propri caratteri
allucinatori, da lavaggio del cervello di massa.
Ci viene dato di chiedere: a che scopo tutto questo? Lo scopo è quello abituale di chi gestisce il
potere: creare una massa informe di sudditi senza più radici culturali, assai facile da controllare. E le
massicce politiche migratorie di popolazioni islamiche è funzionale a questo progetto di
asservimento, a questo sogno di globalizzazione che comporta l’annullamento di ogni forza,
l’immobilità dell’identico. Tale progetto è probabilmente destinato a crollare, ma le macerie
ricadranno sulle spalle di noi cittadini europei. Le prime crepe, anzi le prime voragini da bancarotta
si stanno già aprendo: la crisi finanziaria di Grecia, Portogallo e Spagna ne è la dimostrazione
palmare.
Per la Magli, tale arrembaggio anche politico delle Istituzioni dell’UE non sarebbe stato possibile
senza l’apporto, la “vigliacca complicità” di altri poteri ancora fortissimi ma moralmente putrefatti:
Chiesa e Corona in primis che, a torto, pensavamo fuori dalla storia. Invece sono sopravvissute, sia
pure nella veste di lacchè dei nuovi padroni del mondo. A tale argomento Ida Magli ha dedicato
riflessioni accorate, dalle quali emerge tutto il suo amore per la libertà di noi Italiani e dell’intera
Europa, quella vera dei suoi cittadini, non quella virtuale che ci opprime.
Molto pertinente appare l’accusa lanciata alla Chiesa, incapace di fornire stimoli culturali autentici
ai propri fedeli che sempre più massicciamente la disertano, avvilita nella sue gerarchie da una
povertà intellettuale che lascia stupefatti. Analisi sferzanti sono riservate ad alcuni papi e a celebri
teste coronate d’Europa che, benedicendo e firmando i trattati che hanno dato vita all’Unione
Europea, hanno limitato la sovranità dei popoli che essi per primi avrebbero dovuto rappresentare e
tutelare. Ma quando scopriamo che alcuni di queste dinastie sono tra le persone più ricche del
mondo perché, oltre agli immensi patrimoni di cui dispongono, siedono nei consigli di
amministrazione di banche e multinazionali, i conti cominciano a tornare. Ma allora, sembra
ammonire la Magli, dove è finita la vecchia nobiltà, quella vera, quella dello spirito e della spada
che, nel bene o nel male, era il vanto dell’antica aristocrazia? Dov’è finito il suo bene più prezioso,
quel senso dell’onore che Charles-Louis de Secondat, barone de La Brède e di Montesquieu, poneva
a fondamento morale dello Stato, assieme ai noti tre poteri effettivi?
Qualcuno respira già l’aria di una sorta di medioevo che vedrà l’Europa trasformata in un nuovo
campo di battaglia per guerre di religione, tra gli indigeni cristiani e gli invasori musulmani, i quali
in passato non sono mai arrivati tanto in massa da noi come oggi, grazie alle leggi demenziali
sull’immigrazione.
Ida Magli, donna libera, refrattaria ai compromessi, mantenne la sua indipendenza di pensiero,
lucido e impietoso. Fiera della sua italianità, con la sua ultima opera “Omaggio agli Italiani”, lascia
un riconoscimento della grandezza innata del nostro Paese e della sua gente intraprendente e
generosa, che ha continuato a pensare e creare con una intelligenza libera, perché “la grandezza
dell’Uomo è nel pensiero, e sa che c’è sempre almeno un altro uomo che lo afferra e lo trasmette

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