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Rosboch uccisa da “demonio”. La sua città non la perdona

Gloria Rosboch è tornata a casa oggi. L’hanno portata stamattina dall’ospedale. Qualche ora di nuovo nella sua casa, con mamma e papà ad accudirla. Quarantadue giorni ci sono voluti perché la bara dell’insegnante uccisa e gettata in una vasca in mezzo ai campi di Rivara tornasse a casa. Marisa ed Ettore l’hanno guardata a lungo quella bara oggi, come a lungo hanno anche voluto vedere anche i suoi poveri resti, nonostante gli inquirenti glielo avessero sconsigliato. Un dolore forte ed intimo, condiviso però con tutti coloro che hanno partecipato al funerale di questo pomeriggio. Mentre gli addetti del cimitero la tumulavano, carezze e abbracci, insieme a parole di conforto si sono intrecciate.

Il padre è apparso chiaramente il più segnato da questa tragedia: il volto che in pochi istanti passava dai sorrisi di cortesia al pianto commosso, accartocciandosi in mille rughe ed un pianto senza più lacrime. Al suo fianco Marisa, più forte, almeno pubblicamente. Perché poi dietro i vetri oscurati del carro funebre si è piegata su sé stessa, cercando la mano del suo Ettore. Piccole intimità consumate, nonostante telecamere e taccuini attorno a loro, e il pudore tipico di questo cuore duro del Piemonte del nord. Solo un applauso all’uscita dalla chiesa della salma ha rotto il silenzio di una comunità in lutto. Centinaia le persone riversatesi fuori dalla chiesa tra le mura alte della rotonda antonelliana, opera incompiuta dell’architetto che innalzò la Mole.

Castellamonte fino al 2015 era famosa solo per questo abbozzo di cattedrale, che non fu ultimata per carenza di fondi. Dal 13 gennaio di quest’anno però, questo piccolo paese è famoso per la tragedia di Gloria. Le decine di suoi studenti presenti al funerale, guardavano dritti la bara sotto all’altare. Increduli. Troppo giovani per capire, pur sapendo tutto. Anche perché i luoghi della tragedia sono intorno a loro: il marciapiede dove Gloria è stata raccolta dai suoi due aguzzini per l’ultimo fatale viaggio, la scuola dove ha insegnato per tanti anni, la chiesa dove lei prese la comunione e gli altri sacramenti allora bambina, la casa dove è cresciuta, il cimitero dove riposerà per sempre. Il suo loculo è il numero 248: ‘Prof. Gloria Rosboch – I tuoi cari’.

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