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Regeni, “nuovi sospettati nelle ultime 20 chiamate”

Gli inquirenti egiziani sarebbero vicini a una soluzione del caso di Giulio Regeni e, sulla base dei tabulati con le ultime chiamate del giovane ricercatore friulano, hanno individuato nuovi sospetti. Lo sostiene un autorevole quotidiano egiziano citando una «fonte della sicurezza» mentre in Italia c’è attesa per i risultati finali dell’autopsia ‘italiana’. E la politica – a destra e a sinistra – continua a restare scettica sulla volontà dell’Egitto di scoprire chi abbia torturato a morte Regeni. La fonte «ben informata» viene citata da Akhbar Al Youm, l’edizione del fine settimana islamico del quotidiano Al-Akhbar, considerabile secondo – per autorevolezza e diffusione – solo ad Al-Ahram. Nel titolare «Fonti della sicurezza: vicini a scoprire il mistero dell’omicidio dello studente italiano», il giornale rivela che dall’esame dei tabulati è emerso come Regeni – nei due giorni precedenti la scomparsa avvenuta la sera del 25 gennaio – fece «20 chiamate». Un rapporto della compagnia telefonica che gestiva la sua sim «include altre persone sospette», sintetizza Al-Akhbar senza fornire altri dettagli ma rivelando che è «quasi concluso» sia l’esame delle chiamate telefoniche fatte e ricevute da Regeni prima della scomparsa, Inoltre si «stanno per completare» gli interrogatori delle persone con cui ha parlato al telefono e dei «suoi amici». Conferme e forse ulteriori elementi sull’operato di quelli che inquirenti italiani considerano professioni della tortura sono attesi da lunedì, quando sulla scrivania del pm di Roma Sergio Colaiocco potrebbero arrivare i risultati definitivi sull’autopsia con un’ampia relazione che conterrà risultati anche tossicologici. In settimana gli inquirenti della Procura romana aspettano anche l’arrivo delle carte fornite dagli investigatori egiziani. Inoltre si è appreso che Colaiocco, per ricostruire con la geolocalizzazione gli ultimi spostamenti del ricercatore, ha chiesto alle società dei maggiori social network le password utilizzate da Regeni. Sarebbe un contributo interessante dato che dall’Egitto, in maniera alquanto fumosa attraverso Akhbar al Youm, è giunto il dettaglio che il suo telefonino è stato «chiuso una mezz’ora prima del suo rapimento». Lo svolgimento dell’indagine egiziana continua ad essere oggetto di critiche: «Il governo egiziano sta prendendo in giro il popolo italiano e sta infangando la memoria di Giulio Regeni in forme intollerabili», ha sostenuto il segretario del Prc, Paolo Ferrero, chiedendo un «atto concreto» da parte dell’esecutivo italiano per evitare di uccidere «due volte» la giovane vittima. Daniela Santanchè (Forza italia) ha sostenuto che «l’Egitto ci ha riempito di bugie con buona pace del governo italiano che si sta facendo prendere in giro. A questo ragazzo e a alla sua famiglia dobbiamo giustizia, all’Italia il rispetto». E da settimane che il premier Matteo Renzi reclama i veri colpevoli« e avverte che l’Italia non si accontenterà di una verità »raccogliticcia«. Una logica analisi degli elementi emersi finora purtroppo colloca la caccia ai torturatori di Regeni nell’imperscrutabile ambiente di forze occulte interne o esterne agli apparati egiziani.

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