| categoria: esteri

USA 2016/ Hillary verso la vittoria in South Carolina

Hillary Clinton si avvia verso un’importante vittoria in South Carolina, ultima tappa delle primarie prima del determinante ‘Super Tuesday’ del primo marzo, quando a votare saranno più di dieci stati americani. E anche se lo spettro della pesante debacle inflittale nel 2008 da Barack Obama da queste parti è difficile da dimenticare, lo sfidante Bernie Sanders dà per scontata la sconfitta, e non è neanche nello Stato ad aspettare i risultati. Il senatore ‘socialista’ è impegnato infatti a fare campagna altrove, in Minnesota e Texas, dove ha maggiori chance di successo la prossima settimana. Ma anche per Sanders, in fin dei conti, il South Carolina è un test importante: in gioco c’è la sua popolarità fra gli afroamericani, che ha corteggiato anche con uno spot radio di Spike Lee e con eventi accompagnato dal rapper Killer Mike. Per Sanders l’importante è limitare i danni, obiettivo che se centrato mostrerebbe come il suo messaggio sulle ingiustizie sociali ha raggiunto gli elettori neri. Sarebbe un segnale da non sottovalutare per la sua campagna negli altri stati del Sud che votano martedì: l’Alabama, la Georgia, il Tennessee, il Texas e l’Arkansas. Hillary in South Carolina ha lavorato duro e sembra aver superato lo scetticismo di molti elettori democratici dopo le primarie del 2008, quando il marito Bill Clinton paragonò la vittoria di Obama a quelle del reverendo Jesse Jackson nel 1984 e nel 1988, in un commento che fece infuriare l’elettorato afroamericano. Certo, ora servirà passare dalle urne per verificare se Hillary è riuscita davvero a conquistare almeno una parte dei voti che nel 2008 andarono a Obama. Fra i repubblicani il South Carolina ha incoronato Donald Trump, spianandogli la strada per la conquista della nomination prima del previsto. I sondaggi sono per ora dalla sua parte: a livello nazionale ha il 44% delle preferenze a fronte del 20,7% di Ted Cruz e del 14% di Marco Rubio. Proprio Cruz e Rubio sono impegnati nella battaglia più dura, quella per affermarsi come l’anti-Trump che gode dell’appoggio dell’establishment repubblicano. Cruz ha invitato gli elettori ad andare a votare in massa al Supertuesday, il «giorno più importante» della campagna elettorale. E ha avvertito: «Se Trump sarà nominato, finiremo per eleggere Hillary presidente». Rubio ha attaccato direttamente il tycoon, definendolo «un truffatore». A chiedere di fermare Trump è anche l’Economist, secondo il quale il re del mattone ha prosperato incitando all’odio e alla violenza. «Fa paura, va fermato», ha sentenziato il prestigioso settimanale. Ma Trump sembra reggere benissimo agli attacchi incrociati, respingendo anche il fronte tasse aperto dall’ex candidato Mitt Romney. E attaccando i giornalisti: «Se sarò presidente – ha assicurato – renderò più facile le querele per articoli negativi e falsi scritti di proposito». E a Romney ha risposto: «Pubblicherò le dichiarazioni una volta terminati gli accertamenti dell’Internal Revenues Service», ha assicurato respingendo le critiche. «Nessun legale consentirebbe la pubblicazione ora. Comunque – ha tagliato corto – non c’è alcuna bomba in quelle dichiarazioni

Ti potrebbero interessare anche:

Austria, la grande coalizione regge. Ultradestra avanza
ISRAELE/ Netanyahu, pronti a difenderci da soli dall'Iran nucleare
Parigi risponde alla Ue, impossibili altri sforzi
Nuova Zelanda al voto per cambiare la bandiera
Gb, un commando Sas e tre elicotteri a pile per eliminare il boia Jihadi John
BRASILE: ATTENTATO CONTRO BOLSONARO INSANGUINA CAMPAGNA



wordpress stat