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Le primarie del Pd? Solo domenica, con la paura dell’astensionismo

Nessun voto anticipato a sabato 5 marzo alle primarie del centrosinistra per la scelta del candidato sindaco: si voterà quindi solo domenica 6 marzo, col timore di un forte astensionismo. A confermarlo ufficialmente è il coordinatore romano del comitato per le primarie, Giancarlo D’Alessandro. “Alla riunione convocata ieri con i rappresentanti dei candidati è emersa la mancanza di tempi tecnici per mettere d’accordo tutti. Abbiamo preso atto – ha spiegato D’Alessandro – della divergenza, visto che due candidati si sono dissociati da questa possibilità e quindi resta la giornata di domenica”.

A lanciare ieri l’appello per aprire alla possibilità di una doppia giornata era stato il candidato Roberto Giachetti, proposta accolta da Roberto Morassut, Gianfranco Mascia e Chiara Ferraro, ma subito bocciata dagli altri due candidati, Stefano Pedica e Domenico Rossi.

La mossa di raddoppiare le giornate di voto per scegliere il vincitore tra i rivali, da Morassut a Giachetti, da Pedica alla Ferraro, la studentessa 25enne affetta da autismo, da Mascia per i Verdi a Rossi per Cd, era nata sull’onda della paura del flop. L’idea era quella di aprire le urne solo nei quindici seggi speciali, uno per municipio, che erano stati predisposti soprattutto per far votare gli stranieri residenti e i 16/17enni, con gli stessi orari della domenica, dalle 8 alle 22.

Il tam tam era cominciato con un appello di Giachetti. “Magari il commissario Orfini ci annuncia durante questa diretta che sarà possibile votare anche sabato, come è accaduto in altre città come Milano. Sarebbe bello se Roma avesse questa possibilità”, aveva detto intervenendo sul suo profilo Facebook. E poi: “Caro commissario romano del Pd siccome qualcuno ha ipotizzato che sono contrario a che si voti anche sabato, ti prego, ti supplico, io sono favorevole. Facciamo in modo che si voti anche sabato”. Orfini risponde a ruota: “Se tutti i candidati sono d’accordo per me non c’è problema ad aprire un seggio a municipio anche il sabato. Naturalmente non spetta a me decidere ma al comitato organizzatore”. E Chiara Ferraro aveva subito aderito: “Sarebbe sicuramente un bene per la democrazia. E’ certamente una cosa positiva perché si darebbe più spazio alla gente, quindi sono favorevole”.

Ma contrario si era subito dichiarato l’altro candidato, Stefano Pedica, durissimo: “Non c’è motivo per cambiare le regole in corsa. Nessuno del mio comitato andrà questa sera alla riunione nella sede del Pd romano per prestarsi a giochi di potere o a richieste di candidati con truppe cammellate. A Roma si deve votare solo domenica. Le regole si rispettano. Mi appello a Renzi”. E a lui si era aggiunto Rossi: “Primarie non solo del Pd, Pedica sbaglia. Ma non si possono cambiare le regole in corsa”.

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