| categoria: esteri

Appello Rubio e Cruz, il partito si unisca contro Trump

Come nell’occhio del ciclone, mentre tutto intorno l’allarme è alto più che mai, Donald Trump regge e resiste. Regge agli attacchi incrociati e a quel coro che all’unisono vuole ‘sconfessarlo’, mettendolo ai margini adesso – forse ormai fuori tempo massimo – da un partito che dice di non riconoscersi in colui che ormai sembra invece lanciato a rappresentarlo nello sprint finale verso la Casa Bianca. Così nell’undicesimo duello televisivo tra i contendenti Gop, quando sul palco ne restano solo quattro, il miliardario di New York è ancora protagonista. Lo è nonostante la ‘coalizione’ – in altre circostanze ritenuta improbabile – tra i rivali Marco Rubio e Ted Cruz il cui messaggio è un appello affinché il partito si unisca contro Trump. Ma non mancano le scintille: Rubio-Trump per iniziare, con il giovane senatore della Florida che sembra voler imbracciare le stesse armi del miliardario di New York. E allora l’attacco è frontale, e diventa personale. Niente di più normale per Trump che non ne esce affatto spiazzato, ma fa quello che sa fare: risponde a tono e rilancia. Con il risultato che entrambi si guadagnano una ammonizione dall’America che resta a guardare la baruffa «tra ragazzini nel cortile della scuola». Del resto è vero che, a pochi mesi dalla convention che incoronerà chi per il partito repubblicano tenterà di riprendersi la Casa Bianca, i contendenti finiscono per sfidarsi anche a suon di battute a doppio senso, con Trump che non manca di ‘dare soddisfazione’. Forse solo quando emergono i temi ‘seri’ Trump in parte è con le spalle al muro. Lo si addita come poco serio in politica estera e lui risponde che contro i terroristi gli Stati Uniti devono ricorrere al waterboarding e oltre. «Non si rifiuteranno», ha insistito Trump, «se io dirò di farlo, lo faranno», anche se poi oggi ammorbidisce la sua posizione e afferma che non ordinerebbe ai militari americani di violare le leggi internazionali. Gli si rimprovera quell’atteggiamento quasi di ammirazione verso il presidente russo Vladimir Putin e lui ribatte che «non sarebbe male andare d’accordo con la Russia». Sull’economia si cercano le crepe, con Rubio che accusa Trump di produrre una sua linea di abbigliamento in Messico e Cina, e lui risponde che Rubio «non ha mai creato un posto di lavoro in vita sua». Questo il tono e i democratici gongolano. Hillary Clinton irrompe con tweet ironici mentre il dibattito e’ ancora in corso: «diventa sempre più sinistro», scrive. Oggi il presidente Barack Obama può perfino sfregarsi le mani con i nuovi dati sull’occupazione: «sei anni di fila di crescita dei posti di lavoro. Un grande progresso», dice, prima di prendersi la soddisfazione di dare una stoccata a Trump e, con chiaro riferimento allo slogan elettorale del tycoon -‘Make America Great Again’- aggiunge: «Sembra che là fuori la realtà sia diversa…l’America è già abbastanza grande ora». È per questo che l’establishment del partito si agita e vuole correre ai ripari tentando il tutto e per tutto per fermare Trump. Spunta anche un nuovo super Pac (un supercomitato elettorale) che chiede ‘Paul Ryan for president’, mentre secondo indiscrezioni di stampa lo speaker della Camera che nel 2012 fu candidato alla vicepresidenza di Mitt Romney, si sarebbe incontrato proprio con l’ex candidato alla Casa Bianca che ieri ha sferrato un attacco durissimo contro il tycoon newyorchese invitando gli americani a non votarlo. Un pranzo per fare il punto della situazione di fronte a un partito repubblicano che appare allo sbando.

Ti potrebbero interessare anche:

UCRAINA/ Bagno di sangue a Donetsk, cento morti. Ultimatum ai ribelli
Putin, negoziati per uno stato nell'Ucraina dell'Est
Siria, l'Isis alle porte dell'antica città di Palmira: decapitati soldati
Giulio Regeni: La Procura egiziana esamina la videosorveglianza
Mladic condannato all'ergastolo per genocidio
TRUMP SHOCK, CONTRO UN RIVALE USEREI UN AIUTO STRANIERO



wordpress stat