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PRIMARIE/ Renzi incassa i candidati, la sinistra attacca sull’affluenza

Matteo Renzi incassa la vittoria dei suoi candidati alle primarie e comincia a credere che, anche se difficile, la partita delle amministrativa sia aperta. Ma i gazebo riaprono lo scontro tra i dem: la minoranza attacca sull’affluenza che «testimonia il disagio degli elettori» e dimostra che «il doppio incarico del premier-segretario non funziona». Accuse e polemiche che i renziani ignorano perché, controbatte Lorenzo Guerini, «il partito è in salute» ed il calo dei votanti a Roma è il contraccolpo dell’inchiesta di Mafia Capitale e anche di un’operazione di «pulizia» dai capi-bastone. Renzi, dopo essersi congratulato ieri sera con i vincitori, resta dell’idea di non trasformare in un test nazionale le amministrative. A vedere il risvolto nazionale delle primarie è invece la minoranza, che contro la «deriva del Pd verso il Partito della Nazione» ha chiesto il congresso anticipato dopo che i verdiniani hanno votato la fiducia al governo. «I numeri dell’affluenza – è l’analisi di Roberto Speranza – testimoniano un disagio di un pezzo largo dei nostri elettori rispetto alla traiettoria del Pd». Di «scissione silenziosa da Pd» parla il bersaniano Miguel Gotor ma nella partecipazione inferiore agli scorsi anni, la sinistra vede anche un’altra spia: il doppio incarico del premier-segretario «non sta funzionando, non c’è un segretario a tempo pieno ed il Pd sul territorio rischia di diventare un insieme di comitati elettorali e lasciare le porte spalancate al trasformismo». Accuse che i renziani considerano strumentali. «L’unico a danneggiare il partito è Speranza – controbatte Ernesto Carbone – Dov’era Speranza in questi mesi quando Orfini lavorava per ricostruire il partito romano dopo l’inchiesta di Mafia Capitale?». La maggioranza dem vede le critiche mirate solo a mettere nel mirino il premier, anche in vista della convention che la minoranza sta organizzando dall’11 al 13 marzo a Perugia e che vedrà di nuovo insieme Massimo D’Alema e Pier Luigi Bersani. In ogni caso, per ora, la maggioranza non sembra intenzionata ad anticipare la sfida congressuale, prevista per fine 2017. «Anche i sondaggi – sostiene il vicesegretario Pd – dicono che il partito è in salute. Poi dobbiamo confrontarci ed è giusto cogliere gli spunti critici, ma non vedo la necessità di anticipare il congresso».

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