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Isis, 31mila donne incinte vivono nei territori del Califfato

Oltre 31.000 donne incinte vivono nei territori del Califfato in Siria e Iraq: un numero notevole vista l’estrema importanza che i jihadisti danno alla formazione di nuove piccole reclute, considerate la linfa vitale dell’organizzazione terroristica. Sono questi i dati del report pubblicato dalla Fondazione Quilliam, una think tank con sede a Londra che promuove il pluralismo condannando, di contro, ogni tipo di estremismo.

Attraverso uno studio sulla propaganda dell’Isis e parlando con le fonti che vivono tra i jihadisti, l’organizzazione ha sottolineato come i terroristi siano alla costante ricerca di giovani e bambini: molti di loro vengono addestrati per diventare spie, soldati, kamikaze e carnefici.
I bambini sono costretti a imparare e a recitare il Corano e sono sottoposti a sfiancanti addestramenti per diventare futuri combattenti della jihad. «Il gruppo concentra un gran numero dei suoi sforzi a indottrinare i bambini attraverso un programma di formazione fondato sull’estremismo – si legge nel rapporto – Invece di essere convertiti e radicalizzati, questi vengono indottrinati fin dalla nascita, o in età molto giovane. Proprio per questo l’attuale generazione di jihadisti vede questi bambini come combattenti migliori e più letali».

La UN Mission in Iraq ha riferito che l’Isis ha rapito circa 900 bambini di età compresa tra i 9 e 15 anni: molti di loro sono stati costretti a frequentare scuole controllate dai jihadisti, dove vengono insegnate loro le tattiche per condurre una guerra santa contro l’Occidente. Secondo la Fondazione Quilliam i giovani vengono trattenuti all’interno dello Stato Islamico con minacce: coloro che decidono di sfidare il regime vengono fustigati, torturati, uccisi. Il rapporto, inoltre, mette in evidenza come l’Isis stia copiando le tattiche di reclutamento adoperate dai nazisti: i ragazzi vengono sottoposti a continui lavaggi del cervello per diventare futuri killer.

Un ruolo fondamentale che i bimbi-soldato hanno all’interno dell’organizzazione terroristica è nella propaganda contro l’Occidente: solo tra agosto e febbraio scorso in più di 250 video di propaganda sono comparsi bambini. Non di rado i più piccoli sono stati protagonisti dell’orrore: almeno in 12 sono stati trasformati in killer davanti alle telecamere, ripresi mentre uccidevano gli ostaggi del Califfato. In molte altre occasioni sono stati utilizzati per lanciare messaggi di odio contro l’Occidente.

“The Roméo Dallaire Child Soldiers Initiative”, che ha coadiuvato la Fondazione nella stesura del rapporto, ha detto che per i bambini vivere sotto lo Stato Islamico è una delle più grosse tragedie che colpisce l’infanzia sulla terra.
«Si spera che questa relazione – ha detto il portavoce dell’organizzazione al Guardian – fornirà una prospettiva critica sulla condizione di questi bambini e potrà generare una riflessione essenziale per i responsabili politici, le agenzie di protezione dell’infanzia, i governi, le organizzazioni multilaterali e chiunque si occupi di porre fine al conflitto in Iraq e Siria».

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