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L’AQUILA/ Allarme legionella nella sede della giunta regionale

La parola più googlata sui computer della Regione Abruzzo, ieri, sembra sia stata «legionella», perché in molti, tra i settecento dipendenti che lavorano a Palazzo Silone, non sapevano neanche cosa fosse e quanto fosse pericolosa. E soprattutto, prima del comunicato ufficiale diramato ieri dagli uffici, non sapevano che fosse stato trovato il batterio killer nelle tubature dell’acqua calda del palazzo di vetro. I risultati della ricerca sul web, poi, non hanno certo tranquillizzato gli animi, anche se, ora e solo ora, dai piani alti dicono che è tutto risolto o quasi.

Ieri una ditta incaricata (il 4 marzo) ha eseguito «misure cautelative, quali la chiusura temporanea dell’acqua calda sanitaria e l’esecuzione di shock termici (fuori dell’orario di lavoro e nel rispetto delle linee guida approvate dalla Conferenza Stato-Regioni del maggio 2015), al fine di bonificare l’impianto idraulico. Inoltre come ulteriore misura di controllo si sta dotando l’impianto di un modulo permanente di trattamento dell’acqua. Il campionamento – conclude la nota ufficiale – verrà ripetuto dall’Arta e dalla Asl secondo un piano di monitoraggio concordato». E questo dovrebbe rassicurare dipendenti e visitatori, ma non è così semplice mettersi l’anima in pace; perché si è scoperto che l’Arta le analisi nelle quali ha trovato il batterio le aveva effettuate il 21 gennaio scorso e un mese e mezzo di potenziale esposizione a un batterio che porta alla morte, non è proprio quella che si può definire una procedure di massima sicurezza. C’è poi il mistero dell’indagine fatta: secondo la Regione richiesta per la presenza di altri (anzi «numerosi») episodi in uffici pubblici del capoluogo, circostanza negata però dalla Asl.

I SINDACATI
Di certo le condizioni igienico sanitarie di Palazzo Silone erano da tempo sotto osservazione: nel novembre scorso le Rsu inviarono agli uffici, in risposta ad una circolare sul benessere negli ambienti di lavoro, una nota nella quale si denunciava la presenza di topi fin dentro ai cassetti delle scrivanie. «Allora si scoprì che c’erano i topi nella controsoffittatura – spiega la Rsu Rosanna Mattoscio – e venne effettuata una bonifica». Qualche sospetto in più era venuto la scorsa settimana a quanti aprendo i rubinetti dei bagni avevano visto scorrere acqua marrone. «Non è normale, non è assolutamente normale – commenta Carmine Ranieri, della Cgil Funzione Pubblica – siamo sconcertati da tanta superficialità nella gestione di una vicenda che mette a rischio la vita dei lavoratori e non solo. A noi non è stata data nessuna comunicazione e per il principio di precauzione dovevamo essere avvertiti».

Anche se, a sentire Angela Perticone, rappresentante della sicurezza dei lavoratori, «una lettera ci era arrivata qualche giorno fa dal servizio tutela salute – racconta – ma ci avevano detto e rassicurato sul fatto che tutto era stato risolto e quindi non abbiamo dato troppo peso alla cosa».
Nulla di grave, insomma, soprattutto per chi è di stanza a Pescara e non a Palazzo Silone dove, al contrario, i dipendenti dopo una giornata a leggere i risultati su Google, sono tornati a casa ieri non proprio sereni. Calcolando che il batterio si trasmette via aerea ed ha un’incubazione fino a dieci giorni, insomma, ci sarà da trattenere il fiato (nel senso letterale del termine) ed incrociare le dita ancora per un

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