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La Svezia minaccia di denunciare Berlino alla Corte Ue

«La crisi umanitaria raggiunge il suo culmine in Grecia. Gli Stati membri accettino con urgenza i ricollocamenti». Il commissario Ue Dimitris Avramopoulos richiama i governi affinché mantengano fede ai loro impegni e portino sollievo alla penisola ellenica, dove dalle coste turche continuano ad arrivare duemila migranti al giorno, e la situazione nella tendopoli di Idomeni, alla frontiera con la Macedonia è al collasso: nonostante la rotta balcanica sia chiusa, in 13mila continuano a sperare, mentre affondano nella disperazione e nel fango. Ma in Europa la solidarietà scarseggia e i toni continuano a salire. Oggi la Svezia ha minacciato di portare il governo della Merkel davanti alla Corte di giustizia Ue, accusandolo di violare il trattato di Dublino. «La mancata» riammissione «dei richiedenti asilo che si sono registrati nel Paese sarebbe una violazione del regolamento di Dublino», ha detto il ministro per la giustizia e l’immigrazione Morgan Johansson riferendosi a quei migranti che, dopo essersi registrati in Germania, sono passati oltreconfine ed hanno fatto richiesta di asilo in Svezia (per ora si tratta di 700 persone, ma si teme la cifra aumenti). Sono intanto 500 le richieste di ricollocamento dalla Grecia che ancora non hanno ricevuto una risposta. Lo rivelano gli ultimi dati che le autorità di Atene hanno comunicato a quelle di Bruxelles. Da settembre ne sono stati fatti solo 885. Avramopoulos vorrebbe un ritmo di almeno 6mila al mese. Ma «da vari Stati membri», come Ungheria e Slovacchia, «le offerte sono pari allo zero». La presidente della Camera Laura Boldrini sollecita a togliere l’accesso ai fondi Ue ai Paesi che non rispettano le loro quote. «L’Ue – dice – dovrebbe mettere in atto un sistema di condizionalità rispetto all’erogazione dei fondi strutturali». Di fronte alla possibilità che si aprano nuove rotte per arrivare in Ue, l’Albania accresce la vigilanza alle sue frontiere con la Grecia e dispone una sorveglianza non stop. Il Viminale dal 15 marzo invierà una ventina di poliziotti di frontiera, per pattugliamenti congiunti, ed il ministro dell’Interno Angelino Alfano andrà a Tirana la settimana prossima per discutere gli aspetti della cooperazione. Anche Avramopoulos sarà nella capitale albanese nei prossimi giorni. Il premier bulgaro Boyko Borissov ha inviato una lettera al presidente del Consiglio europeo Donald Tusk nella quale insiste sulla necessità che Bruxelles miri alla difesa non solo del confine marittimo tra Grecia e Turchia ma anche a quello terrestre e marittimo tra Turchia e Bulgaria. Il ministro della Difesa Nikolaj Nenchev ha invece chiarito che l’esercito sarà impegnato ai confini solo in caso di emergenza, mentre la costruzione di una barriera di filo spinato al confine greco viene considerata come una misura di ultima istanza. Intanto proseguono i rimpatri dalla Grecia alla Turchia per i migranti che non hanno i requisiti per ottenere la protezione internazionale. Secondo l’agenzia per l’immigrazione di Edirne, oggi ne sono stati mandati indietro una novantina. Sul fronte delle trattative sull’intesa Ue-Turchia, che la cancelliera Angela Merkel più di tutti vorrebbe chiudere al vertice dei leader del 17 e 18 marzo a Bruxelles, arrivano nuove nubi dalla Spagna. Tutti i gruppi politici, meno quello del Partido Popular, hanno bocciato l’accordo di principio siglato la settimana scorsa, ‘legando’ le mani del governo di Madrid al tavolo del prossimo summit. Mentre la presentazione della comunicazione sulle proposte per la revisione del regolamento di Dublino della Commissione Ue, già slittata più volte, visto il clima, potrebbe tardare ancora.

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