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FILOSOFI/ Addio ad Hilary Putnam, gigante della logica

Addio al filosofo statunitense Hilary Putnam, uno dei giganti mondiali della logica e della filosofia analitica del secondo dopoguerra, allievo di Rudolf Carnap e Willard Van Orman Quine. È morto ieri ad Harvard all’età di 89 anni. L’annuncio della scomparsa è stato dato dalla sua famiglia, annunciando che oggi si terranno i funerali nella Levine Chapel di Harvard. Era professore emerito di logica e di matematica della Harvard University, dove ha insegnato dal 1965 al 2000. Tra i suoi libri spiccano «Matematica, materia e metodo», «Mente, linguaggio e realtà» e «Realismo e ragione». Nel 2011 ha ricevuto il prestigioso Rolf Schock Prize. Nato il 31 luglio 1926 da una famiglia ebraica, Putnam si laureò in filosofia alll’Università di Pennsylvania (1948), si specializzò in logica all’Università della California a Los Angeles nel 1951, iniziando poi la carriera accademica come docente all’Università di Princeton (1953-61) e quindi al Mit di Boston (1961-65). Nel periodo in cui approdò ad Harvard Putnam si gettò nell’impegno politico e aderì a posizioni pacifìste e marxiste (erano gli anni della guerra in Vietnam), entrando a far parte prima del movimento Students for a Democratic Society e poi di un gruppo maoista interno a quello stesso movimento, i Progressive Labor Party. Filosofo dai molteplici interessi e dalla vasta produzione, Putnam è collocabile all’interno della corrente analitica così come questa si è venuta configurando negli Stati Uniti per la contaminazione con il pragmatismo. Numerosi i suoi libri tradotti in italiano, tra i quali «Filosofia della logica: nominalismo e realismo nella logica contemporanea» (Isedi, 1975), «Verità e etica» (Il Saggiatore, 1982), «Ragione, verità e storia» (Il Saggiatore, 1985), «Mente, linguaggio e realtà» (Adelphi, 1987), «La sfida del realismo» (Garzanti, 1991), «Il pragmatismo: una questione aperta» (Laterza, 1992), «Rappresentazione e realtà» (Garzanti, 1993), «Matematica, materia e metodo» (Adelphi, 1993), «Realismo dal volto umano» (Il Mulino, 1995), «Rinnovare la filosofia» (Garzanti, 1998), «Mente, corpo, mondo» (Il Mulino, 2003), «Etica senza ontologia» (Bruno Mondadori, 2005), «Filosofia ebraica, una guida di vita» (Carocci, 2011). Influenzato principalmente dai suoi maestri Carnap, Quine e Nelson Goodman, dai quali ha ereditato molte delle problematiche che hanno poi condotto all’erosione del neoempirismo (la distinzione analitico-sintetico, il riduzionismo, lo status epistemologico della matematica), Putnam ha dedicato la sua attenzione a questioni di logica, filosofia della matematica, filosofia del linguaggio, filosofia della scienza, filosofia della mente. Formatosi nel momento di pieno sviluppo del positivismo logico, Putnam si è avvicinato dapprima alla filosofia della scienza, intervenendo successivamente nella maggior parte dei settori oggetto di studio in filosofia analitica, dalla filosofia della matematica e della logica alla filosofia del linguaggio, della mente e della morale, nei quali ha fornito originali contributi, quali la cosiddetta teoria causale del significato e la concezione funzionalistica degli stati mentali. Nonostante alcuni notevoli cambiamenti concettuali, Putnam ha sostenuto una posizione antiriduzionistica e pluralistica in ambito gnoseologico che può essere considerata un nucleo stabile del suo pensiero e che, a partire dalla metà degli anni Settanta, ha applicato anche in metafisica, precisando la sua iniziale opzione realistica nel senso di un realismo «interno» o «pragmatico», secondo cui il mondo dipende da fattori tanto oggettivi quanto soggettivi. I suoi scritti, più che un corpus coerente e sistematico di dottrine, sono caratterizzati da un andamento problematico che spesso non ha esitato a sottoporre a severa revisione i risultati precedentemente raggiunti. Tra i suoi numerosi contributi vanno ricordate un’originale teoria del significato (la cosiddetta «teoria causale del riferimento») e un’ipotesi di soluzione del problema mente-corpo (l’ipotesi «funzionalista»), concepita come alternativa tanto al comportamentismo quanto al materialismo e al dualismo.

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