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Mistero Elena Ferrante, Marcella Marmo: non sono io

Lina e Elena, o meglio Lila e Lenù, piccole amiche e rivali nella Napoli degli anni ’50, poi giovani donne alle prese con la ferocia del rione, adulte nei fermenti degli anni ’70, madri consapevoli e disperate, in un continuo rovesciamento di destini, riavvicinamenti e distanze, speranze e paure, palpiti e silenzi. Le due protagoniste della saga bestseller L’amica geniale di Elena Ferrante non hanno ancora una madre in carne ed ossa. «Non sono io Elena Ferrante», precisa Marcella Marmo, ordinaria di Storia contemporanea all’università Federico II di Napoli, smentendo l’ultimo identikit della misteriosa autrice, tracciato sulla Lettura del Corriere della Sera dal dantista e scrittore Marco Santagata. Dettagli linguistici, lapsus, ambientazioni (un bar davanti a San Frediano, il nome di una via cambiato nel 1968, l’episodio della cacciata di Adriano Sofri dal collegio maschile per avere ospitato una ragazza), nonché i rapporti con la Normale di Pisa, dove Lenù viene ammessa e dove la professoressa Marmo ha effettivamente studiato tra il 1964 e il 1966: questi gli indizi raccolti da Santagata nella sua ricostruzione. Ma la Marmo si chiama fuori: «La notorietà per meriti non propri non è mai gradevole. Ringrazio tutti quelli che hanno potuto pensare che io sia una felice scrittrice di best seller, ma come ho cercato invano già di dire nei giorni scorsi io non sono Elena Ferrante. Malgrado non abbia concesso possibilità di dubbio, la notizia che ci sia io dietro l’identità della Ferrante continua a circolare. Chiedo cortesemente alla stampa di archiviare il giallo letterario e di lasciarmi al mio lavoro di storica». Prende le distanze anche e/o, che pubblica L’amica geniale. «Oggi sui giornali una nuova ipotesi e una nuova smentita sull’identità di Elena Ferrante. Ora torniamo a parlare di libri per favore», scrive su Twitter. La casa editrice continua a mantenere in serbo il segreto, facendosi forte dei numeri: circa 800 mila copie vendute in Italia dei quattro volumi della saga; Ferrante candidata al Man Booker International Prize (dopo essere stata in lizza allo Strega nel 2015); numero uno nella classifica dei librai indipendenti Usa da mesi; il primo volume da 27 settimane nella classifica del New York Times; oltre un milione di copie vendute complessivamente nel mercato Usa-Canada. La saga è stata pubblicata in oltre 30 paesi: in particolare, la Ferrante è alla nona edizione in Spagna, nel 2016 è entrata in top ten in Catalogna e Australia, Francia e Cile (dopo aver toccato lo scorso anno la vetta delle classifiche in Inghilterra, Svezia, Norvegia e Israele) e in America sta per uscire l’edizione aggiornata e integrata della Frantumaglia, raccolta di riflessioni e interviste alla misteriosa autrice. Intanto la saga dell’Amica geniale si prepara a diventare una serie tv, The Neapolitan Novels, prodotta da Fandango e Wildside con partner stranieri. Negli anni, Elena Ferrante è stata identificata con Anita Raja, traduttrice e saggista napoletana, moglie di Domenico Starnone, con lo stesso Starnone, con il critico Goffredo Fofi, con gli editori Sandro Ferri e Sandra Ozzola e, tra gli altri, perfino con Gaetano Quagliariello, attuale presidente di Idea. Tra curiosità e ironia, il dibattito rimbalza anche oggi sui social. Ma alla fine, più che l’identità dell’autrice, al pubblico sembrano stare a cuore le sorti di Lila e Lenù. «Ma per forza dobbiamo sapere chi si cela dietro ad Elena Ferrante? Personalmente mi basta leggerla… Amica geniale!», recita un tweet. Qualcun altro chiosa: «Ma che poi noi non vogliamo nemmeno sapere chi è, vorremmo solo un altro libro, e un altro e un altro ancora…».

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