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Pd/ Renzi sfida la minoranza, dibattito surreale

Matteo Renzi bolla come «dibattito surreale» le polemiche interne al Pd di questi ultimi giorni e dà appuntamento alla minoranza alla Direzione di lunedì prossimo. «Ai miei compagni di partito che pongono grandi problemi sulla visione strategica della sinistra, in Italia e nel mondo, do appuntamento per lunedì prossimo in Direzione e soprattutto al Congresso del 2017», scrive il segretario-premier nella e-news. Ma dalle parti della sinistra dem si guarda alla riunione del 21 marzo con scetticismo: «Vogliono fare un documento invotabile per noi? Si accomodino pure. Noi siamo 8 su 200…», dice Nico Stumpo contando i ‘bersaniani’ di stretta osservanza. Insomma, non è quella la sede di un confronto ma solo dei voti a maggioranza, secondo la minoranza dem. I toni restano duri eppure, a quanto viene riferito, le ‘colombe’ si sarebbero messe al lavoro per sminare il campo. Intanto l’ipotesi di un documento ‘durissimo’ circolata nei giorni scorsi, pare meno concreta. Si parla di un ordine del giorno per mettere nero su bianco il sostegno, leale, ai candidati che hanno vinto le primarie. Punto affrontato anche oggi nella e-news da Renzi: «Viva le primarie vere, libere, oneste. Quelle in cui chi perde ammette la sconfitta e dà una mano». Ed ancora: «Può accadere di perdere. E solo chi sa perdere potrà imparare a vincere». Resta aperto, però, il caso Napoli con Antonio Bassolino che ha bollato come «una presa in giro» la bocciatura del ricorso bis alle primarie.
Il lavoro di ricomposizione in corso non tocca i punti del doppio incarico o dell’anticipo del congresso ma, a quanto si apprende, si sta tentando una via parlamentare per riavvicinare la minoranza ed insieme ‘svuotare’ di contenuti le polemiche. Due i provvedimenti ‘caldi’: la legge sulle Bcc e la legge elettorale del nuovo Senato. Sulla prima si starebbero approntando modifiche per renderla accettabile a chi, vedi Pier Luigi Bersani, ha detto che così com’è non la vota. Modifiche di cui hanno parlato sia Luigi Zanda che Ettore Rosato. Per quanto riguarda la legge elettorale del nuovo Senato, l’iter deve ancora cominciare. Ma non è escluso che possa aprirsi un binario privilegiato. Il provvedimento, infatti, venne inserito come postilla alle riforme costituzionali come compromesso per ricucire con la minoranza dem al Senato. Ed ora la sinistra chiede che venga esaminato prima del referendum di ottobre. Ad ora non è ancora partito nulla ma incardinare intanto in commissione Affari costituzionale la legge sarebbe un venire incontro alle richieste della minoranza.Al netto dei tentativi di raffreddare le polemiche interne, lo stato dei rapporti nel Pd resta quello che è. Anche oggi Gianni Cuperlo è tornato sulla polemica del doppio incarico. «Io ho fatto un congresso per dire che le cariche di segretario e di premier dovevano essere ricoperte da due persone diverse, e l’ho perso. Ritengo che dedicarsi alla guida del partito sia un incarico a tempo pieno che non si può fare a mezzo servizio». Cuperlo torna anche a chiedere a Renzi una parola di chiarezza nel rapporto tra Pd e Denis Verdini: «La domanda è: c’è qualcuno che pensa di trasformare l’attuale maggioranza transitoria ed eccezionale in una maggioranza politica per il dopo? Ho chiesto in tante occasioni al segretario del mio partito di rispondere a questa domanda. Se ci fosse una risposta chiara e d’impegno a ricostruire il campo di un centrosinistra di governo, anche affrontando quegli ostacoli che oggi abbiamo davanti, io penso che il clima all’interno del partito sarebbe meno teso e meno aspro». E poi Massimo D’Alema che precisa non aver fatto un «appello alla scissione» nell’intervista al Corriere ma di aver «solo sollevato una serie di preoccupazioni e posto dei problemi politici. Ho avuto risposte in generale sotto forma di insulti e nessuna replica sul merito». Di scissione parla anche uno che l’ha fatta sul serio: Cesare Salvi che con Fabio Mussi fondò Sinistra democratica dopo lo scioglimento dei Ds e la nascita del Pd. «Non ho consigli nè lezioni da dare», dice Salvi. Ma un consiglio, alla fine, lo dà: «Uscendo non si va da nessuna parte. Non dico che sia sbagliato in assoluto, ma c’è il rischio di essere condannati all’irrilevanza».

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