| categoria: Roma e Lazio

IL PUNTO/ Tanto vale tenerci Tronca

Confusione e mancanza di leadership e di idee a destra e a sinistra, troppe teste, troppi candidati. La situazione favorisce Raggi (M5S) e Marchini, ma nemmen o loro convincono fino in fondo. I romani ne hanno abbastanza di slogan e proclami, chiedono una buona amministrazione e la soluzione dei problemi. La Giunta dei prefetti ha indicato la strada della normalizzazione e della razionalizzazione. Se almeno qualcuno avesse l’umiltà di studiare i metodi del commissario

Di Giulio Terzi

Visto quel che sta accadendo tanto vale tenerci il super commissario Tronca. Persona sicuramente perbene che con i suoi super-poteri, i suoi super collaboratori, la sua Giunta dei Prefetti, un po’ alla volta riesce effettivamente a mettere ordine nella caotica realtà romana. Step by step, come dicono gli americani, passo dopo passo. Il problema di Tronca è temporale, può soltanto sperare di avviare le “riforme” nelle settimane che gli mancano e risanare qualche situazione finanziaria particolarmente disastrata. Guardando le cose dall’altro del Campidoglio vediamo che a un paio di mesi dal voto non è neppure chiaro chi siano i contendenti, per chi e per che cosa i romani debbano votare. Sappiamo chi sarà il candidato di centro destra? Certo che no, oggi vediamo un pacchetto di candidati che si guardano in cagnesco e che non si sognano ancora di pensare a una collaborazione elettorale Bertolaso? Meloni? Storace? Il buon senso lascia ipotizzare che qualcuno alla fine faccia marcia indietro. Ma se così non fosse? Cosa possono pensare i cittadini della rissa Berlusconi-Salvini? Né Bertolaso né la Meloni d’altra parte sono osannati da folle entusiaste, né strappano applausi. Non hanno esperienza di governo di realtà complesse quale può essere Roma e non hanno carisma, appeal. Storace avrebbe diverse delle caratteristiche utili, non è più così marcato da un punto di vista politico, ma appartiene al passato, ha già avuto le sue occasioni. In mezzo ai due schieramenti galleggia Alfio Marchini. Fin qui non si era capito se sarebbe stato con la destra o con la sinistra. Potenzialmente rappresenta un valore aggiunto. Ma non sfonda. Magari saprebbe amministrare ma non sfonda, e non è difendendo capitan Totti che aumenta il consenso. Non è un tribuno, sogna e ipotizza una campagna all’americana, senza rendersi conto che il disincanto della platea romana non perdona questi banalizzazioni. Resta un punto interrogativo. Se a destra tutto è legato alla guerra tra il vecchio capo Berlusconi e il nuovo leader Salvini, a sinistra non c’è meno caos. Anzi, il filo conduttore è la guerra tra bande all’interno e attorno a quel che resta del Pd. Anche da questa parte della barricata non c’è una leadership affermata, non c’è carisma, non ci sono idee forti che da sole veicolino il consenso. Giachetti il renziano obiettivamente può dire di essere certo della vittoria? E con quali numeri? Alle sue spalle si scatena la bagarre, la sinistra è tornata quella magmatica, rissosa e confusa di un tempo. Mancano gli estremisti, i compagni che sbagliano, ma per il resto ci sono tutti. Fassina, Marino, Peciola, a contendersi i voti degli anti-renziani, dell’ala sinistra della sinistra, di quel che resta di Sel. Sullo sfondo la solita galassia dei candidati minori e di bandiera. Non manca nessuno all’appello. Ma è fiato sprecato.
Dietro, in mezzo, a fianco, non si capisce bene dove, si collocano i grillini. Non si capisce bene quanto pesino elettoralmente, ormai non rappresentano più voto di protesta, ma di alternativa. Si fidano di loro i romani? Chi può dirlo. Certo è che con il candidato Raggi il M5S entra in una dimensione diversa, più matura e mediaticamente compromessa. Una donna che buca il video, giovane, capace anche di parlare senza aggrapparsi solo a slogan. Si è fatto la legislatura in aula Giulio Cesare contestando Marino facendosi notare poco. Oggi è sugli scudi e sui giornali è gettonatissima. La polemica politica l’ha investita in pieno, qualche leggera zoppìa c’è stata, qualche incartamento anche. Ma tutto sommato ha superato disinvoltamente la maggior parte delle pratiche. Riuscirà a convincere fino in fondo i romani? Accetterà alleanze e apparentamenti? Roma è pronta per una trazione integrale di marca grillina?

I problemi della capitale sono tanti, tutti irrisolti. Quelli finanziari, quelli del traffico, dei servizi, quelli sociali, quelli della vivibilità. Le ricette sono ancora grezze e confuse, a destra invocano ordine e promettono tolleranza zero, a sinistra non si capisce bene quali siano le proposte. Ed è per questo che varrebbe la pena di tenerc i un po’ più a lungo la Giunta dei Prefetti, se non altro per lo sforzo di razionalizzazione e di normalizzazione fatto. Ma naturalmente è una proposta, questa sì, assolutamente velleitaria. Se almeno i candidati andassero a lezione dal commissario e ne studiassero il metodo

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