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Slogan cosmetici, stop false promesse, cambiare rotta

“Siero rivoluzionario, innovazione mondiale”: affermazioni impossibili da dimostrare per i prodotti di bellezza. “Pelle più giovane per sempre”, “fa ricrescere i capelli”, “rimpolpa e leviga le rughe”: ancora false promesse. “Questi sono solo alcuni esempi di slogan bocciati recentemente dall’Antitrust italiano. Le parole possono essere macigni” – ha detto Pierluigi Cottafavi, avvocato esperto di diritto della pubblicità, intervenuto questa mattina al meeting dedicato ai linguaggi della cosmetica organizzato dall’associazione Cosmetica Italia al Cosmoprof di Bologna. “Il linguaggio usato nel mondo beauty è un tema di forte attualità per il settore,” – ha affermato Fabio Rossello, Presidente Cosmetica Italia. – “A luglio la Commissione europea presenterà al Parlamento e al Consiglio una relazione che fornirà indicazioni per valutare se i claim usati siano da considerarsi conformi ai criteri introdotti dal regolamento 655 del 2013. Si tratta di un importante processo di verifica seguito dall’associazione con grande attenzione”. “Il nuovo regolamento europeo impone il principio di veridicità come limite agli spot dei prodotti di bellezza” – ha sottolineato Cottafavi che ha elencato una serie di errori, contenuti comunemente nelle pubblicità dei cosmetici. “I test in vitro, molto reclamizzati, non sono sufficienti così come quelli condotti solo sui principi attivi perché non è detto che, una volta inseriti nel prodotto finito, si rivelino gli stessi,” – ha detto Cottafavi. – “Quelli svolti in vivo sì, ma devono essere condotti in modo statisticamente veritiero, quindi riportare i risultati medi e non massimi, come invece si vede spesso. Va detto però che, al contrario dei farmaci, per i prodotti di bellezza non esiste un campione minimo da sottoporre alle prove”. Promossi i test di autovalutazione, cioè fatti dalle donne, ma che i consumatori sappiano che si tratta di valutazioni soggettive che possono essere quindi influenzate dall’effetto placebo. Anche le testimonianze delle beauty-blogger vanno giudicate con un minimo di diffidenza. Spiega Cottafavi: “Il nuovo Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale, entrato in vigore da novembre, impone l’autenticità delle testimonianze, incluse quelle delle blogger. Accade invece spesso che siano sponsorizzate, ciò non dovrebbe più succedere”, ha precisato l’esperto.

“La maggioranza delle industrie ha cambiato rotta”, ha spiegato Chris Flower, direttore di Cosmetic Toiletry and perfumery association. “Un nuovo rapporto condotto in 6 paesi inclusa l’Italia, dall’Associazione europea degli istituti di autodisciplina ha passato in rassegna 2.000 pubblicità comparse su stampa e tv nell’ultimo anno. Il 91% è stata giudicata veritiera, il 6% non conforme, il resto è stata scartata. I claim bocciati sono stati quelli con prove insufficienti a sostenere le dichiarazioni”.

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