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Lecce, Tac pubblica non c’è: Regione condannata a risarcire i pazienti oncologici

Cinque anni fa avevano dovuto pagare dagli 800 ai 1000 euro per effettuare la pet-tac in una struttura privata, visto che in provincia di Lecce non ne esisteva nemmeno una pubblica. I malati oncologici, che hanno portato in Tribunale la Asl salentina e la Regione, continuano ad ottenere il rimborso per esami che avrebbero dovuto essere gratuiti.

Almeno settanta sono le persone che si sono affidata al Codacons per tutelare il diritto ad avere prestazioni diagnostiche in tempi rapidi e a costo zero, così come prevede la legge per chi è malato di tumore. Tredici sono state le cause intentate dall’avvocato Massimo Todisco, tutte vinte in primo grado e quattro anche in appello, con la Regione costretta a pagare rimborsi che si aggirano intorno a 70mila euro e spese legali che fanno lievitare i costi fino a superare i 100mila.

L’ultima sentenza è a firma del giudice Anna Francesca Capone, e ha evidenziato come in assenza di strutture pubbliche in cui eseguire gli esami necessari in tempi rapidi, i pazienti oncologici possono rivolgersi a quelle private e ottenere il rimborso delle cifre spese. Tale principio potrebbe valere anche per casi come quello della cinquantunenne di Campi, a cui è stata fissata una tac per l’ottobre 2017, o per altre persone nelle stesse condizioni, costrette a ricorrere a strutture private per ottenere diagnosi che, in quelle pubbliche, arriverebbero solo a distanza di molti mesi.

Anche la Asl di Brindisi, intanto, è stata condannata a risarcire con un milione ottocentomila euro una persona nata venti anni fa con una grave malformazione a causa di un errore medico. La sentenza del giudice civile Antonio Natali diventerà esecutiva.

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