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Moscovici a Roma, il negoziato sulla flessibilità entra nel vivo

Tra Roma e Bruxelles c’è un clima nuovo, ma la sostanza è un’altra cosa, diceva il commissario agli affari economici Pierre Moscovici solo due settimane fa. Ed è proprio per affrontare la ‘sostanzà che domani volerà a Roma, per trovare assieme al premier Matteo Renzi e al ministro dell’economia Pier Carlo Padoan una soluzione che metta l’Italia al riparo da procedure sui conti pubblici a maggio. Il rischio c’è e lo hanno evidenziato prima l’Eurogruppo, poi l’Ecofin, e infine la stessa Commissione in una lettera all’Italia. «Dalla valutazione di novembre sono state prese misure che aumentano il deficit, e c’è un rischio di significativa deviazione dall’aggiustamento verso l’obiettivo di medio termine (pareggio strutturale di bilancio, ndr)», scriveva l’Eurogruppo il 7 marzo. ‘Significativà perché il deficit strutturale peggiora di 0,7% nel 2016, mentre dovrebbe migliorare di 0,1%. Rischio che «rimane anche se venisse accordato il massimo potenziale di flessibilità». È per questo che il vicepresidente Dombrovskis e il commissario Moscovici hanno scritto al Governo italiano, sollecitando misure in vista della presentazione del programma di stabilità il 15 aprile. Non c’è molto tempo per agire: dal 15 aprile la Ue valuta i piani di stabilità, e gli aggiornamenti al bilancio 2016 verranno presi in considerazione nelle nuove previsioni economiche del 4 maggio. Se non dovessero essere convincenti – ma il negoziato di domani cercherà di evitarlo – nelle raccomandazioni del 18 maggio l’Italia potrebbe avere brutte sorprese. Come il ‘nò a una parte della flessibilità richiesta, o l’apertura di una procedura per debito. Il problema è che la deviazione dei conti ha comportato la violazione, già acclarata, della ‘regola del debitò per il 2015 e 2016. In teoria, la flessibilità concessa nel 2015 (0,4% per le riforme) avrebbe dovuto evitare proprio un simile scenario, ma da allora il Governo ha previsto nuove spese (come cultura e sicurezza) che hanno peggiorato il quadro e rinviato il risanamento concordato. Certo, il debito scende e anche Bruxelles lo riconosce. Ma vorrebbe un processo più rapido. L’Italia è pronta a fare la sua parte, convinta di poter gestire un aggiustamento minimo (due o tre miliardi), attingendo al ‘tesorettò nascosto nelle pieghe del bilancio. Moscovici e Renzi si erano già visti venerdì scorso a Bruxelles, assieme al presidente del Parlamento Ue Martin Schulz, per un confronto tra socialisti sul rilancio delle politiche per la crescita. L’Italia cerca di stimolare il Pse ad essere più incisivo sul fronte economico, promuovendo, ad esempio, l’idea dello scorporo dal deficit del cofinanziamento nazionale dei fondi Ue.

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