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Perché l’attacco a Bruxelles

Io credo che “Bruxelles” vada visto – più di quanto si stia facendo – come obiettivo legato al concetto stesso di Europa.
Attaccare Bruxelles vuole dire mettere in atto un “attacco al cuore dello Stato”, dove per Stato intendo non solo quello nazionale ma quello – sovranazionale – europeo, nel momento in cui è più debole.
In questa situazione suonerebbero (a mio avviso) come altrettanto suicide le dichiarazioni e il rafforzamento dei movimenti anti-europeisti, perché questo sì vorrebbe dire dare ragione a chi ha ideato gli attentati. Meno chiacchiere e più fatti.
La disgregazione, la paura, non hanno mai portato ad alcuna conseguenza positiva o scelta ragionata, di cui invece c’è bisogno.
La strategia della tensione è sempre stata la più facile da attuare: colpire per destabilizzare. In passato in Italia, nel presente invece in alcuni Paesi a noi vicini, in testa quelli de Mediterraneo.
Spero che da noi si riesca a centrare l’obiettivo e non si finisca per lisciarlo clamorosamente, parlando ancora e solo di barconi e di profughi, dividendosi in pro e contro, guardando il dito ma evitando di vedere la luna.
C’è bisogno di una risposta, credo, coordinata e decisa sì, ma che solo scelte politiche decise ma moderate e non frettolose – prese da tutto l’arco parlamentare o almeno delle sue componenti moderate, appunto – potranno dare. Perché il terrorismo, anzi, il terrore, non può pervadere le nostre vite
Credo che la risposta sia proprio da ritrovare nell’europeismo, in una nuova visione dell’Europa, meno legata agli egoismi particolaristici dei singoli Paesi.
Speriamo bene.

Simone T.

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