| categoria: sanità Lazio

Accordo Regione-Aiop: salve le Rsa

Protocollo d’intesa in extremis tra l’associazione degli imprenditori della sanità privata e la Cabina di Regia. Manca ancora la firma di Zingaretti. Salvi quasi ottomila posti letto per anziani non autosufficienti. La Regione pagherà il 40 per cento della quota spettante ai Comuni, che provvederanno per i sospesi progressi

Per come si erano messe le cose sembra quasi un miracolo. E forse lo è, un miracolo elettorale. Nel Lazio gli anziani bisognosi di una assistenza che le famiglie non possono più dare, gli anziani soli e non autosufficienti sono una quota consistente della popolazione e con i loro congiunti possono rappresentare una forza elettorale da non sottovalutare. Le Rsa rischiavano di chiudere per l’impossibilità economica di sopravvivere. E con loro sarebbero stati cancellati in un solo colpo 7.700 posti letti. Per una volta un braccio di ferro si è risolto bene, con la tenacia della presidente Aiop Lazio Jessica Faroni, decisissima nel pressing per salvare le decine di strutture associate destinate ad andare a fondo. E l’Aiop da sola rappresenta 51 strutture sanitarie, per un totale di circa 4.000 posti letto. Un protocollo d’intesa siglato con la Regione Lazio salva le Residenze sanitarie assistenziali,. «L’accordo c’è – spiega Jessica Faroni -. Ora sta alla Regione Lazio e al presidente Nicola Zingaretti rendere operativo il tutto».
Un ruolo chiave nella trattativa lo ha giocato Alessio D’Amato, responsabile della cabina di regia regionale. « Ma tutto ciò verrà vanificato – continua Faroni – se il presidente Zingaretti non darà immediatamente seguito al protocollo, rendendolo operativo». Questi i punti cardine dell’accordo: la Regione Lazio provvederà al pagamento del 40 per cento della quota sociale spettante ai comuni, che fino ad oggi si sono sempre trovati in difficoltà economiche. Dal canto loro i comuni si impegnano a far fronte ai pagamenti per agli anni 2013-2014-2015, ancora non erogati, utilizzando pregressi residui del fondi del sociale. Per quanto riguarda l’ISEE, l’indicatore della situazione economica equivalente, ossia lo strumento di valutazione della situazione economica di coloro che richiedono prestazioni sociali agevolate, è stato chiesto ed approvato che siano rivisti i parametri elevandoli dagli attuali 13.000 ad un importo che si avvicini a quanto applicato in altre regioni e alla media nazionale. “Le modifiche apportate a livello nazionale e regionale sull’ISEE hanno portato gli utenti, naturalmente, all’impossibilità di pagare una retta che oscillava tra i 1.500 e i 1.800 euro al mese. Questo ha portato a innumerevoli conseguenze negative per tutto il sistema, sanitario e sociale con conseguente fuga dalle RSA a causa delle rette troppo alte, all’aumento dei ricoveri presso gli ospedali e i Pronto Soccorso, alla ricerca di case di riposo dove però non c’è assolutamente assistenza medica e alla ricerca di badanti nella maggior parte dei casi non in grado di assistere un anziano malato”, aggiunge la Faroni.
Infine sono previste la riconversione e la nuova attivazione di posti letto residenziali, la riqualificazione e la formazione del personale. Dietro le Rsa c’è un business di tutto rispetto ma anche e soprattutto l’urgenza di una popolazione anziana, come si diceva. I predecessori di Zingaretti, fin dai tempi di Marrazzo si erano impegnati a realizzare ottomila posti letto nella Regione. Ora il governatore è impegnato in una corsa affannosa alla riconversione di tutte le strutture sanitarie dismesse per trasformarle in Rsa.

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