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Il mio viaggio di ritorno da Bruxelles verso l’Italia

Sono ancora troppo poco consapevole per raccontarvi quello che ho provato in questi giorni a Bruxelles. Ma una cosa voglio dirla perché ieri, mentre tornavo verso l’Italia per riabbracciare mia moglie e le mie figlie, non ho potuto che pensare a questo guardando le alpi dall’oblò dell’aereo: negli ultimi giorni ho letto tanti messaggi di amici/colleghi/conoscenti che ringraziavano di essere riusciti a tornare a casa o di essersi allontanati, anche temporaneamente, da una città che ci ha fatto provare paura.
Sono messaggi bellissimi, di speranza e gioia per essersi messi al sicuro, o per essere riusciti a riabbracciare i propri cari. Senza alcuna voglia di parlare di politiche migratorie ora come ora però vi voglio dire una cosa: pensate a loro, che vivono nel COSTANTE pericolo di non tornare a casa perché vittime di bombe, attacchi terroristici, bombardamenti, rastrellamenti, violenze di ogni tipo. Come non sentire empatia per delle persone che vogliono trovare pace, sicurezza e tranquillità. Come non comprendere che chi scappa dalla guerra sta scappando da quello che abbiamo provato noi che eravamo a 300 mt da Maalbeck, sebbene al sicuro in uno dei tanti edifici dell’Unione Europea, o che eravamo in procinto di prendere un aereo da Zaventem… Io non riesco a non pensarci… Perché io ho potuto prendere un aereo, sorvolare le alpi innevate, e atterrare a Roma e sentirmi, a modo mio, un pò più sicuro… Ma loro? Enzo M.L C.

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