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Stiamo facendo il loro gioco. Così il terrorismo ci ha in pugno

Fai lo zapping tra i canali, è un fiume di notizie a senso unico. Bruxelles, la strage, i kamikaze, i loro covi, i feriti, i morti, l’angoscia della gente, i riflessi nella altre capitali europee. E poi ancora analisi, resoconti, reportage, aggiornamenti su piccoli e grandi particolari. Indirettamente quello che emerge è un monumento all’Isis e al terrorismo islamico, del quale si rilanciano appelli, strategie, messaggi “promozionali”. In sostanza senza rendersene conto i media fanno il loro gioco, la loro propaganda. Il terrorismo così’ ci ha in pugno senza sforzi. La paura attanaglia l’occidente e condiziona le mosse di ogni cittadino, di ogni famiglia. L’incubo di trovarsi sotto il tiro di un kamikaze limita viaggi e movimento, induce a chiudersi in casa. Ovvio, dovrebbe avvenire il contrario, si dovrebbe reagire. E anche i media dovrebbero fare la loro parte. Non ha senso intervistare la gente, visitare e raccontare i sorrisi imbarazzati degli immigrati islamici, non ha senso dare continui ma non risolutivi flashes di cronaca. Informare, spiegare, senza enfasi. Far capire, sgombrare il campo da luoghi comuni. Ma per gradi, senza intossicare i palinsesti. Ormai la gente, l’opinione pubblica ha capito come funzionano i meccanismi dell’informazione, notizia scaccia notizia, fra qualche giorno se ne parlerà meno, poi non se ne parlerà più. Non per questo il problema terrorismo sarà risolto. Anzi, ci avrà sempre più in pugno. Giovanni Tagliapietra

<Ascolta il direttore Giovanni Tagliapietra>

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