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L’esercito di Damasco assedia la città di Palmira

– Le forze governative siriane hanno compiuto oggi un ulteriore passo in avanti verso la conquista di Palmira, la città in mano all’Isis dal maggio 2015 e nota per ospitare il sito archeologico d’epoca romana e patrimonio Unesco dell’umanità. Secondo fonti concordanti, i lealisti hanno ripreso la cittadella, d’epoca medievale, che sovrasta il centro moderno di Palmira, il sito patrimonio dell’Unesco. E dall’Italia sono pronti a partire i caschi blu della cultura: «una task force di carabinieri e civili, pronta a intervenire non appena ci verrà chiesto dalla comunità internazionale», annuncia il ministro dei beni culturali, Dario Franceschini, ricordando che «siamo il primo e unico paese ad avere firmato un protocollo con l’Unesco su questo». L’Unesco ha accolto con favore le notizie della possibile cacciata dell’Isis da Palmira e il suo direttore, Irina Bokova, ha confermato che l’agenzia Onu è pronta a inviare «una missione, assieme a esperti del dipartimento delle antichità del governo siriano, per valutare i danni compiuti dall’Isis e proteggere l’inestimabile eredità della città». Nota in arabo con l’epiteto di «sposa del deserto», la città era caduta in mano all’Isis nel maggio 2015, dopo una fulminea ritirata delle truppe governative che avevano lasciato sguarnite le rovine romane. Nonostante la riconquista del famoso sito archeologico, nessun soldato governativo è però finora entrato in città, ben difesa dai jihadisti. Ieri un video diffuso dall’Isis mostrava ancora i miliziani in pieno controllo di Palmira. La Russia, che ha annunciato il ritiro di parte delle truppe dalla Siria, partecipa con l’aviazione all’avanzata dei lealisti. Incontrando il ministro degli esteri italiano Paolo Gentiloni a Mosca, il collega russo Serghiei Lavrov si è augurato che l’offensiva lealista «termini con successo nel prossimo futuro». Patrimonio mondiale Unesco dell’umanità, la città nella Siria centrale si trova in una posizione strategica chiave: vicino a importanti giacimenti di gas naturale e lungo la strada che collega l’est siriano con l’autostrada Damasco-Aleppo. Parte del sito archeologico era già stato danneggiato dai cannoneggiamenti delle truppe lealiste tra il 2012 e il 2013 durante la sanguinosa repressione governativa della rivolta anti-regime scoppiata nel 2011. Nelle ultime ore, secondo media filo-governativi siriani, le forze lealiste sono riuscite a tagliare la strada tra Palmira e Qaryatayn, località vicino a Homs e passaggio cruciale per assicurare i rifornimenti ai jihadisti situati a nord di Palmira. Fonti militari siriane affermano inoltre che caccia russi hanno bombardato e distrutto convogli militari dell’Isis che sopraggiungevano da Raqqa, roccaforte jihadista nel nord della Siria. Intanto, le forze lealiste sostenute da milizie libanesi e irachene filo-iraniane, si sono impadronite di una nuova collina vicino alla zona urbana di Palmira. Poco dopo aver preso Palmira, i jihadisti avevano cominciato a diffondere video delle distruzioni e dei crimini commessi nell’area: prima era stato diffuso un filmato dell’uccisione di 25 militari governativi, giustiziati sommariamente nello scenografico anfiteatro romano da membri molto giovani dell’Isis, alcuni erano adolescenti e ragazzini. Quindi, le immagini della distruzione con esplosivo del tempio di Baal Shamin. E ad agosto, era stata diffusa la notizia dell’uccisione, per decapitazione, dell’anziano direttore del sito archeologico, Khaled Assaad, ucciso secondo alcune fonti perché si era rifiutato di rivelare ai jihadisti dove si nascondessero reperti archeologici non trasportati a Damasco durante il ritiro dei governativi. A fine agosto era poi arrivata dall’Unesco la conferma della distruzione di monumentali torri funebri e del tempio di Bel.

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