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PD/ Lunedì riunione della direzione, tutti i nodi sul tavolo. Ricompare Letta

Ci si era lasciati con il «facciamo i conti domani in Direzione» di Matteo Renzi. Poi la tragedia delle ragazze Erasmus in Spagna e quindi i fatti di Bruxelles. Dibattito congelato nel Pd. L’appuntamento ora è per lunedì prossimo, 4 aprile. Ci sarà la riunione, rinviata, della Direzione e i punti di tensione tra i dem restano sono tutti sul tavolo. Pronti a ‘scongelarsì dopo la pausa dalle polemiche interne dell’ultima settimana. Primarie, il referendum sulle trivelle e quindi la questione Denis Verdini. Questi i punti caldi sebbene il break abbia abbassato un pò la temperatura arrivata a livello di guardia nelle scorse settimane nel Pd. Meno battute al vetriolo sui media e social network, ma i movimenti interni sono proseguiti. In particolare c’è un nuovo protagonismo di Enrico Letta. La scorsa settimana alla Camera, il convegno su Beniamino Andreatta con l’ex-premier relatore, ha visto schierato un parterre anti-renziano impressionante. Al convegno su Andreatta c’era il gotha dell’Ulivo a partire da Romano Prodi. E poi Pier Luigi Bersani, Arturo Parisi, Rosy Bindi. Quindi Mario Monti e Giorgio Napolitano che, si dice, sia in freddo con Matteo Renzi. Letta pronto a tornare in campo? Presto per dirlo ma l’ex-premier, dopo una lunga assenza, torna a riaffacciarsi nella politica. A maggio sarà a Bologna con Prodi per un altro convegno su Andreatta. «L’Ulivo è attuale e questo vale anche per il futuro», ha colto l’occasione Letta di ricordare al convegno. Questo è il cavallo di battaglia della minoranza dem: il Pd come asse portante del centrosinistra contrapposto al partito della Nazione e alla ‘contaminazionè con Verdini e le vicende giudiziarie del leader di Ala. Il banco di prova saranno le amministrative in cui, in caso di flop, la minoranza avrà buon gioco nel mettere sotto accusa la deriva renziana del Pd. E nel mettere in pista la madre di tutte le battaglie: quella contro l’Italicum. Se le elezioni andranno male, la sinistra avrà l’occasione per tornare alla carica sulla legge elettorale, nel sottolineare che il Pd da solo non vince e quindi chiedere di reintrodurre il premio alla coalizione. Una coalizione di centrosinistra, ovviamente.I leader della minoranza assicurano lealtà nello sforzo per vincere le amministrative. Ma tra i fedelissimi del premier non tutti ne sono sicuri. Del resto la sinistra Pd ha già annunciato l’avvio di una campagna nel Paese per dare sostanza ad una piattaforma alternativa al partito renziano in vista del Congresso. Una dialettica in cui rientrano non solo la collocazione del Pd e le possibili alleanze per il futuro ma anche le decisioni del premier. L’ultima polemica quella sul referendum no triv. Senza che la cosa venisse discussa, è la denuncia della minoranza, Renzi ha deciso l’astensione. E il referendum si è trasformato in tema di scontro interno che ha coinvolto in particolare il governatore della Puglia, Michele Emiliano. Da tempo in freddo con Renzi. Tra il governatore e i renziani doc sono partite parole grosse con Emiliano che ha dato a Renzi del ‘venditore di pentolè. Un attacco di cui il premier terrà conto nella sua relazione di lunedì prossimo in Direzione.

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