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Renzi: sfiducia, decide l’Aula. E il Pd porta Beppe Grillo in tribunale

Il premier Renzi, dopo la richiesta di sfiducia delle opposizioni per lo scandalo petrolio, passa al contrattacco: “Andremo in Aula, spero il prima possibile. E ancora una volta il Parlamento potrà mandarci a casa, se vorrà. Ma non credo succederà neanche stavolta”. “Il Pd – aggiunge – ha deciso di querelare in sede civile e penale Grillo. Accusare la comunità del Pd di essere complice e collusa significa insultare donne e uomini che non lo meritano”.
Sfiducia anche da FI, Lega e Fdi – Dopo l’annuncio della sfiducia di M5s, annuncia una sua mozione anche Forza Italia, che la presenta con la Lega e con Fratelli d’Italia. “Con la sua proverbiale faciloneria – dice il presidente degli azzurri in Senato Paolo Romani – , Renzi sta provando a uscire dalle sabbie mobili in cui si è cacciato il governo attribuendo tutte intere le responsabilità politiche di quanto accaduto sulla questione del petrolio lucano all’ormai ex ministro Federica Guidi. Esistono invece precise responsabilità collegiali di un esecutivo, specie quando si chiede la fiducia, esponendo il Parlamento al prendere o lasciare e impedendogli di modificare le norme proposte. Una pratica, cui fare ricorso in via eccezionale, divenuta con Renzi una prassi”.

Renzi: “Le opposizioni sono nel panico” – Secondo il presidente del Consiglio, la disponibilità del ministro Guidi a fare un passo indietro, “ha gettato nel panico le varie opposizioni. Che a quel punto non sapendo che cosa fare hanno iniziato a urlare ancora più forte, chiedendo le dimissioni dell’intero governo, responsabile non si sa bene di che cosa. E presentando l’ennesima mozione di sfiducia”.

“Le opposizioni – continua Renzi – sanno perfettamente che l’unico modo per molti di loro di restare aggrappati a una poltrona comoda e ben pagata è che questa legislatura vada avanti: con la nuova legge elettorale e con le preferenze, molti di loro non rientrerebbero in Parlamento nemmeno con le gite scolastiche. E quando la nostra riforma costituzionale sarà finalmente legge e i posti da parlamentare diminuiranno in modo drastico, la stragrande maggioranza dei deputati delle opposizioni proverà l’ebbrezza di tornare a lavorare, anziché pontificare tutti i giorni sulle agenzie di stampa. Loro parlano, noi stiamo cambiando l’Italia”.

“Cercano lo show” – Renzi riprende: “Faranno ancora qualche piccolo show in Aula. E poi torneranno alle loro cene romane a fantasticare su nuovi complotti: del resto i capipopolo sono persone che pensano che l’uomo non sia mai andato sulla Luna, che le sirene esistono, che la mafia non ha mai ucciso nessuno. Noi non raccoglieremo le polemiche e continueremo a lavorare. Perché anche questa missione (in Usa, ndr) ci conferma che l’Italia c’è, è forte, è ricca di energie e di talenti”.

“Porteremo Grillo in tribunale” – Quanto alle accuse che arrivano dal M5s, Renzi ribadisce: “Andremo in tribunale e chiederemo a Beppe Grillo i danni. Ho già detto al tesoriere del partito che non si faccia venire strane idee perché nessun centesimo andrà al partito nazionale: tutto il risarcimento danni sarà dedicato ai circoli del Pd. Alle feste dell’Unità. All’attività dei volontari e dei militanti”.

Tempa Rossa, “sbloccati investimenti fermi” – Tornando sul progetto lucano, il premier spiega, difendendo il via libera: “Nel 2014 il governo ha autorizzato lo sblocco del progetto francese Tempa Rossa fermo dal 1989. Ci lamentiamo che nel sud non c’è lavoro. Bene, se ci sono investimenti stranieri che sono bloccati da 25 anni anzichè parlare, diamo loro le autorizzazioni, no? Avevo già annunciato pubblicamente, in più sedi, che avremmo dato il via libera a questo progetto”.

Guerini: “A orologeria? No alle tentazioni” – Sull’ipotesi che nell’inchiesta di Potenza si potesse vedere una “giustizia a orologeria”, il vicesegretario Pd Lorenzo Guerini ha detto: “Le tentazioni vanno respinte”.

Grillo: “Si sapeva di marchetta” – “Adesso cercano anche di intimidire minacciando querele”. Così Beppe Grillo replica all’annuncio di Renzi. “Parlano di diffamazione solo nel tentativo di nascondere e fuorviare la verità che è una sola: tutti sapevano che l’emendamento Total era una marchetta, scritta dal governo delle lobby, questa volta per le lobby del petrolio”, scrive sul suo blog.

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