| categoria: sanità Lazio

IL PUNTO/ La sanità di Zingaretti? Un copione recitato a memoria

“Stiamo lavorando affinché entro la fine dell’anno anche il Lazio, superando i ritardi del passato, possa inaugurare la straordinaria rivoluzione del fascicolo sanitario, che agevolerà molto il rapporto tra il cittadino e il Sistema sanitario regionale. Con il fascicolo si potranno vedere in una sola schermata tutte le prestazioni che il paziente ha dovuto eseguire, come le analisi, e le forme di patologia. Oggi questi dati esistono già, ma sono all’interno di più banche dati, mentre il fascicolo sarà unico”. Splendido, a sentirlo parlare così vien voglia di abbracciarlo, il governatore Zingaretti. La frase, tolta dal suo contesto e infilata in un libro sulla sanità del Lazio consente di inserire il presidente nella categoria dei grandi, di coloro che vedono lontano, che pensano e programmano per il meglio il futuro dei cittadini dei quali hanno assegnata, per voto popolare, la tutela. Ma la realtà dei fatti, putroppo, è molto diversa. Zingaretti con ogni probabilità si è limitato a mandare a memoria e a recitare con enfasi ciò che gli altri avevano preparato per lui. L’ennesimo proclama, l,’ennesima enunciazione.-promessa. Che volete che ne sappia il presidente del fascicolo sanitario elettronico? Saprà quello che qualsiasi cittadino a spanne può capire leggendo quel testo. Uno strumento utile. Quando sarà a regime, se e quando verrà realizzato. Ma Zingaretti è un politico, ha altro da pensare, ha altro di cui occuparsi. La sanità è una grana che si è trovata appiccicata addosso per via del piano di rientro. Lui fa il commissario, sostituisce la figura dell’assessore (figura che manca nella Regione Lazio dai tempi di Marrazzo), è responsabile di quel che accade. Se comprendesse veramente il significato di quel che dice si butterebbe a capofitto nel lavoro, scuoterebbe la pletora di dirigenti e funzionari, farebbe scattare il responsabile della cabina di regia D’Amato, si butterebbe su ogni documento e farebbe accelerare ogni processo destinato alla razionalizzazione del sistema, se non altro per arrivare a dei conti soddisfacenti, sostenibili. Controllerebbe procedure e spese, cercherebbe di capire perché le cose non funzionano, si libererebbe di figure tecnico-politiche costose, ingombranti, ma incapaci. Ma, come si diceva, Zingaretti fa politica, è il garante di un equilibrio in Regione che in natura non esiste più. La sua giunta, la sua maggioranza, non corrispondono più alla realtà del territorio che amministra. Ed è anche per questo, probabilmente, che invece di cambiare le cose tende a cristallizzarle. Per quanto riguarda la sanità questa necessità è evidente e si esplica in un congelamento di poltrone, nell’evitare qualsiasi mossa che possa creare pregiudizio alla rete di potere che ha steso sulla regione e che a lui fa riferimento. Per il resto deve far finta di niente. E deve andare a spiegare ai candidati sindaci di sinistra (è cronaca di qualche giorno fa) come si vince la corsa al Campidoglio. Lui che per qualche giorno, per qualche ora, probabilmente ha anche pensato di essere il sindaco ideale per la capitale. Torniamo al fascicolo, del quale si parla da anni. Non sarà la panacea di tutti i mali ma è sicuramento un buon viatico per la razionalizzazione, per il risparmio, per lo sveltimento delle procedure. Ci si applichi sul serio e verrà ricordato.

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