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Allarme debiti, il commissario Scozzese ricorda ai candidati: da pagare ancora 13,6 miliardi

Il vecchio debito di Roma, il fardello da 22 e passa miliardi di euro dei quali rimangono da pagare ancora circa 13,6 miliardi, torna prepotentemente nell’agenda politica del Paese. A riportacelo è stata ieri il neo commissario straordinario, Silvia Scozzese, ascoltata in commissione bilancio alla Camera dei deputati. Audizione durante la quale erano presenti ben tre candidati sindaci del Campidoglio, Roberto Giachetti, Giorgia Meloni e Stefano Fassina. Il messaggio recapitato alla politica è chiaro: dal 2020 la gestione commissariale, che si occupa di saldare i debiti del Campidoglio contratti prima del 2008, andrà in crisi di liquidità. In altre parole non avrà più i soldi in cassa per saldare le rate dei mutui in scadenza. Non solo, se il Comune dovesse accelerare le sue pratiche di pagamento anche dei debiti non finanziari arretrati, la crisi potrebbe già verificarsi quest’anno. La mancanza di liquidità dipende anche dalla decisione, presa dalla stessa Scozzese, di non utilizzare il finanziamento accordato dalla Cassa depositi e prestiti e richiesto dal suo predecessore, Massimo Varazzani. Per saldare i vecchi debiti, infatti, il commissario incassa ogni anno 500 milioni di euro, 300 a carico del Tesoro e 200 milioni dei cittadini romani con un’addizionale Irpef dello 0,4 per cento. Il piano di smaltimento di Varazzani, prevedeva di girare il contributo alla Cdp fino al 2040 e farsi anticipare subito i soldi. Già lo aveva fatto «scontando» 180 milioni fino al 2040 e ottenendo 4,5 miliardi. L’ultimo finanziamento, a valere sui restanti 320 milioni del finanziamento annuale, prevedeva un anticipo di altri 5 miliardi. Secondo la Scozzese questo meccanismo, sposterebbe solo in avanti la crisi di cassa, ma non la risolverebbe. I soldi del contributo annuale non ancora impegnati, ossia 320 milioni l’anno fino al 2040, oggi valgono 8,9 miliardi, a fronte di un debito finanziario di 8,7 miliardi. A questi vanno aggiunti circa 900 milioni (880 per l’esattezza) che il Tesoro verserà quest’anno e che sono relativi all’ultimo triennio del contributo. Dunque, oltre a pagare interamente i debiti finanziari, rimarrebbero 1,1 miliardi con cui però ci sarebbero da saldare 3,2 miliardi di altri tipi di debiti «commerciali», come quelli degli espropri che risalgono anche agli anni 50. Su questi ultimi la Scozzese ha acceso un faro, sostenendo che nel 43 per cento dei casi il Comune non sa con esattezza nemmeno chi è il creditore.

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