| categoria: sanità Lazio, Senza categoria

Stretta sulla sanità: multe a chi non si presenta alle visite

Chi prenota un esame sanitario, ma non si presenta senza disdire, pagherà comunque il ticket. A oggi, in una regione in affanno con le liste di attesa, il 20 per cento delle volte chi ha fissato un appuntamento poi non va, contribuendo a rendere poco efficiente un sistema già di per sé in difficoltà. Ancora: per convincere gli ospedali a fare la propria parte, saranno bloccate le prestazioni intramoenia, vale a dire private all’interno delle strutture che per un determinato esame o una visita specialistica non raggiungono l’obiettivo dei tempi minimi di attesa (60 giorni). Sono due delle misure decise dalla Regione, nel vertice della scorsa settimana con i direttori generali delle Asl. Certo, il disavanzo sanitario è stato dimezzato; qualche risultato positivo c’è, come la limitazione del fenomeno delle ambulanze che restavano bloccate nei pronto soccorso. Ma restano ancora tre montagne da scalare. In sintesi: gli assedi dei pronto soccorso: la lunghezza della lista di attesa; il disavanzo da 650 milioni di euro complessivi per sei aziende sanitarie che saranno commissariate. Nei pronto soccorso i tempi di attesa sono ancora troppo lunghi e i pazienti restano sulle barelle per vari giorni. Va però diviso in due il problema. Una cosa è l’affollamento di pazienti che aspettano per molte ore prima di essere visitati per piccoli problemi catalogati come codice verde; un’altra è la piaga di chi viene parcheggiato sulla barella perché non c’è posto in reparto. Partiamo da quest’ultima casistica: l’ordine ai direttori generali è di ridurre la durata media dei ricoveri del 30 per cento. Nel resto d’Italia la media è di 2 giorni, nel Lazio di 2,7. Come mai? «Il sistema paga, tra le altre cose – spiega il direttore della cabina di regia della sanità, Alessio D’Amato – una gestione poco razionale, ad esempio, delle dimissioni: in alcuni grandi ospedali si fanno solo dal martedì al venerdì». In pratica, i dirigenti medici nel week-end non ci sono, le dimissioni si bloccano, i letti restano occupati più del necessario. C’è poi il problema di migliaia di romani che ogni giorno vanno in pronto soccorso per casi banali. Di qui le attese interminabili. Su questo la Regione aveva assicurato che benefici sarebbero arrivati con la sanità territoriale, l’apertura dei poliambulatori e case della salute, dove i cittadini possono trovare assistenza anche nei giorni festivi, senza ingolfare gli ospedali. Eppure, l’assedio continua. D’Amato: «Miglioramenti ci sono stati: nei poliambulatori e nelle case della salute abbiamo assistito 55mila pazienti in un anno, gli accessi nei pronto soccorso hanno avuto una diminuzione. Ma c’è ancora molto da fare, perché molti romani ancora non conoscono poliambulatori e case della salute e per questo vanno in pronto soccorso anche quando non è necessario».

Ti potrebbero interessare anche:

Guerra di numeri sul disavanzo della sanità laziale, per Zingaretti sarà di 500 milioni per il 2014
Imprenditore si uccide in azienda a Lecce, la polizia indaga
Tiziano Ferro, magia degli stadi anche nei palazzetti
LAVORO/ Boom dei "somministrati" a tempo indeterminato
FERENTINO/ 2 - Ma allora a cosa servono le case della salute di Zingaretti?
Scuola da buttare, il problema è al vertice



wordpress stat