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Compagni in gita, ragazzo autistico lasciato in classe. La rabbia dei social

«Mi chiamo Giulio, ho 14 anni, sono affetto da autismo, ma sono anche “altro”! La mia classe oggi è in gita, io no!». Lui, che cammina, corre veloce (e, no, non parla, ma «comunica per immagini», racconta la mamma), quell’uscita a vedere i soffioni boraciferi di Larderello l’ha mancata. Soprattutto ha mancato l’atmosfera di gioia, il viaggio in pullman, i giochi all’aria aperta. Perché quando è entrato in classe ( una terza della scuola media di Livorno, che la famiglia ci tiene a non citare per tutelare la privacy e l’equilibrio psicologico del ragazzo), martedì mattina, ha trovato il vuoto. Non c’erano i compagni, niente prof, nessuna lezione. «Chiediamo al ministro Giannini di conoscere i motivi che hanno portato i dirigenti scolastici di una scuola di Livorno ad organizzare una gita ad insaputa della famiglia di Giulio, un ragazzo autistico di 14 anni, che frequenta la terza media nell’istituto labronico». Lo hanno chiesto in un’interrogazione urgente al ministro dell’Istruzione, i senatori del Pd Andrea Marcucci, presidente della commissione Istruzione a Palazzo Madama e Laura Cantini.
Giulio e la sua famiglia non sapevano dell’uscita scolastica. «Un difetto di comunicazione: abbiamo avvisato la famiglia il giorno stesso», ha detto la preside. «Hanno avuto paura che potesse succedere qualcosa», dice invece la mamma. Che spiega che «ragazzi così possono avere comportamenti particolari, eccessivi, possono essere difficili da gestire». Ma assicura che se fossero stati informati avrebbero potuto seguire, con l’auto, il ragazzo in gita e farsi carico di tutto, intervenire in caso di problemi: «Siamo molto attenti alle necessità di nostro figlio». L’associazione Autismo Livorno Onlus si è subito schierata dalla parte di Giulio e della sua famiglia. «Condanniamo il comportamento della scuola che ha discriminato questo alunno – dice Sandra -. È assurdo che il 2 aprile si sia celebrata la giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo e solo dieci giorni dopo si sia verificato un fatto del genere. Un esempio di negazione dei diritti e della dignità dei bambini autistici».
Sulla pagina Facebook dell’associazione è partita la mobilitazione: un papà indignato ha postato una foto con un cartello eloquente: «Io sono Giulio», scatenando una pioggia di messaggi: ragazzi, animali, donne, familiari di persone affette da autismo, tutti ritratti con il medesimo cartello. Per conto di Giulio, interpretandone pensiero e parole, l’associazione ha anche scritto un post che va dritto al cuore del problema. «La mia classe oggi è in gita, io no… Nessuno ha avvisato la mia famiglia quindi sono andato a scuola regolarmente e mi sono trovato solo. Peccato mi sarebbe piaciuto molto passare una giornata all’aria aperta, con i miei compagni, in pullman, mi piace tanto il pullman…Ma qualcuno ha deciso che questa giornata non era adatta per me. Ci sono rimasto molto male. Avrei potuto essere felice oggi…Invece…».
La notizia è trapelata grazie alla rete, alla solidarietà degli amici dei genitori di Giulio. Che in queste ore stanno riflettendo sul da farsi. Potrebbero presentare denuncia, per il servizio negato al figlio. Ma qualsiasi decisione dovrà tener conto della delicatezza della situazione: «Giulio ha già cambiato insegnante di sostegno, proprio nell’ultimo anno di scuola – spiega la madre – con complicazioni enormi, che hanno rallentato le sue attività

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