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IL PUNTO/ Bindi arbitro: e se facesse saltare Bertolaso?

La corsa al Campidoglio sarà monitorata con attenzione dalla Commissione Antimafia. Dai finanziamenti alle spese per la campagna elettorale, dai circa 10 mila nomi che comporranno le liste da presentare entro il 7 maggio ai singoli comizi che verranno allestiti da qui alla chiamata alle urne, i magistrati consulenti della commissione parlamentare intendono essere rigidissimi. Si andrà oltre all’analisi della fedina penale dei candidati al consiglio comunale, “vogliamo acquisire informazioni che vadano oltre il semplice dato giudiziario legato al carico pendente dei reati”, ha spiegato la presidente Rosy Bindi. Sembrava non se ne facesse niente, sembrava che la impossibilità di passare al setaccio in poco tempo migliaia di posizioni avesse convinto l’Antimafia a lasciare perdere. Invece niente. Rosy la dura, che con un certo Pd ha il dente avvelenato ma quando carica a testa bassa non guarda in faccia nessuno, ha deciso di giocare almeno su quella dozzina di Comuni più o meno seriamente compromessi e commissariati. E c’è anche Roma. Qualcuno deve tremare? Il Partito Democratico ha pagato pesantemente, come è universalmente noto. Ed è presumibile che i candidati di Giachetti e compagni siano stati sciacquati e risciaquati. Ma altrove? Il parere della commissione non sarà vincolante ma c’è un certo Guido Bertolaso che rischia di trovarsi in una posizione complicata. E’ vero, L’ex capo della Protezione Civile deve ragionare con la legge Severino, più che con l’Antimafia. Ancora imputato per corruzione nel processo sugli appalti al G8 e rinviato a giudizio per omicidio colposo plurimo e lesioni colpose all’Aquila nell’inchiesta Grandi Rischi bis, Bertolaso ha già spiegato che in caso di condanna farà un passo indietro. Ma per il resto non mollerà. Come si regolerà Forza Italia? E coloro per i qual, parliamoci chiaro, Bertolaso è diventato ingombrante. I segnali sono diversi, indecifrabili, ma entro breve qualcuno dovrà pur uscire allo scoperto. Tutti i giochi sono possibili, che si decida di puntare su di lui, alla faccia dell’Antimafia e del prevedibile bombardamento a palle incatenate da parte dei candidati avversari, o che si trovi la scusa per metterlo da parte. In realtà quello che interessa meno è proprio il giudizio – non vincolante appunto – dell’antimafia. Claudio Fava, vice presidente della Commissione, ha già valutato Bertolaso come non candidabile. Ma basta ricordare come è cominciata e come è finita con De Luca (candidato Pd alla Regione Campania) a suo tempo. Lui governa, la Bindi non ha ancora finito di assorbire il colpo.

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