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La nuova terra dei fuochi? E’ tra il Viterbese e l’Umbria: nei campi coltivati persino la diossina

«E’ necessaria un’opera tempestiva di ripristino ambientale con bonifica per non estendere la contaminazione all’ambiente circostante e non provocare danni all’uomo. In via precauzionale, si ritiene necessaria un’indagine anche sulle acqua». Così scriveva l’Arpa nel lontano 2007. I terreni da bonificare sono quelli in località Campo delle Noci, Pascolaro e Bivio del Pellegrino, a Graffigano, nel Viterbese al confine con l’Umbria. Qui, secondo l’inchiesta per traffico illecito di rifiuti, sarebbero state interrate 20mila tonnellate di «materiale presumibilmente contenente idrocarburi e oli pesanti». Un’area di circa 50 ettari «utilizzata per coltivazioni, caccia e pesca» e in cui «è stata riscontrata una falda acquifera a circa 2,5 metri», scrive ancora l’agenzia regionale. A distanza di nove anni lì non è stato effettuato alcun recupero ambientale.

Eppure, dalle analisi effettuate sia da Arpa sia dal Corpo forestale dello Stato i terreni incriminati sono pieni di veleni: cadmio, cromo, cobalto, stagno, antomonio e persino diossina (quest’ultima in valore 7 sette volte quelli massimi). E i cittadini del posto sono molto preoccupati: «La Forestale, come mostra il servizio di SkyTg24 di pochi giorni fa – spiegano gli amministratori della pagina Facebook Valle del Tevere, Emergenza rifiuti tossici – ha reso pubblico che pure i terreni accanto a quelli che erano sequestrati sono inquinati ma coltivati a grano. Ci aspettiamo ora che chi di dovere, dal sindaco in qualità di responsabile della salute pubblica alla magistratura, agiscano». Uno di questi cittadini è stato intervistato e si è ritrovato un cappio sul cancello di casa. «Ora nell’area, dissequestrata, è stata autorizzata un’azienda agro-turistico-venatoria. Com’è possibile?», si chiedono.

Martedì mattina, intanto, in Prefettura si è aperta l’ennesima conferenza dei servizi per arrivare alla bonifica: «Siamo preoccupati e – assicura il sindaco Anselmo Uzzoletti – vogliamo affrontare la situazione. Il 20 aprile l’Arpa incontrerà il professore che ha redatto il progetto di caratterizzazione e poi entro 15 giorni convocherò la conferenza definita. Sull’azienda venatoria non sono informato e sul grano lì coltivato dubito finisca sul mercato».

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